Su “In D” di Arandel

È uno zibaldone di appunti. Un contenitore di gemme, matrici, disegni geometrici perfetti, superfici ruvide, albe silenziose, bonsai curati in ogni particolare. Tutto insieme. Non c’è un verso, l’album non vuole andare a parare da nessuna parte. Ogni brano è un sistema indipendente, dove i fattori si rimescolano in base a regole diverse ogni volta, e il disco è un sistema di sistemi, come una galassia. Ad ogni ascolto ci si focalizza su una linea diversa. Ricostruiamo noi stessi la tela, seguendo il percorso di ogni particolare. #8 è proprio questo: Arandel lavora al telaio, intreccia fili che formano trame, cicliche e ripetitive, insieme ad altri fili intrecciati forma un disegno più ampio. In #10 sei all’ingresso di un teatro che si riempie di gente, mentre suonano i Popol Vuh. Nella #7 a Detroit.
In D si rapporta al minimalismo e al suo vate Terry Riley come John Cale faceva con Church of Anthrax. Se tra le pieghe del lavoro di Cale potevano rintracciarsi orme di Canterbury, Kraut, melodie melanconiche e chissà cos’altro, in quello di Arandel trovi Von Oswald e Carl Craig, la cassa e la classica, i cluster di Fredo Viola, il lo-fi e i field recording. Ma lo spirito è il medesimo. Lo stile è il medesimo. Solo i tempi sono diversi.

Arandel è un compositore francese. Fine delle note biografiche. Di lui non conosceremo mai il nome, né il volto. Suona dal vivo dietro un telo bianco. Solo una sagoma ricurva su una plancia si vede in controluce. Rifugge il culto e il mercato dell’immagine. La musica è importante, non intende divulgare altro. Rifiuta il midi: “rende tutto più semplice”. Tutto ciò che si sente è “roba sua”, creata e campionata da sé, con le imperfezioni umane che impreziosiscono il suono come una tarlatura. Arandel, da Île-de-France. Sentiremo parlare parecchio di lui, in futuro. Per ora, In D è già disco dell’anno.

Un Commento

  1. [...] Ok, Hauschka non è mai stato un tipo restio al cambiamento. Dall’ambient-classical dell’esordio, alle escursioni in territorio jazz di Room to Expand, tenendo sempre il minimalismo come elemento basico attorno a cui sviluppare idee. Ma Salon è uno strappo deciso. Cos’è successo dopo Foreign Landscape? È successo In D. [...]

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