Su Making Mirrors, di Gotye

dicembre 24th, 2011 § Lascia un commento

Lenti, specchi e colori, lo spettro catturato da un caleidoscopio. Oppure flussi e deflussi di colori acquerello imprigionati in un disegno di bambino. Lo specchio di photoshop che riordina le forme: il disegno acquista simmetria e logica. È come guardarsi dentro con l’ottica razionale dei trent’anni.

Al principio di tutto c’è la ricerca, la caccia al tesoro nelle scatole di ricordi. E se quelle non bastano, la caccia continua sulle bancarelle, al mercato delle pulci, in lande polverose. Dischi dimenticati, sampling selvaggio, reminiscenze dei mille artisti/gruppi che ne hanno influenzato la crescita, tutto si riflette e viene scomposto in melodie catchy, a volte malinconiche, a volte radiose.

C’è “Eyes Wide Open”, che è un gioiello art-pop ’80s, ma anche un prototipo di weird-avanguardia imbrigliata in stilemi pop. La bassline nasce a Winton, in Australia, dove Graeme Leak ha costruito un recinto. All’interno, una strumentazione composta da pezzi di ferraglia, rottami e pattume di vario genere riverbera suoni che sembrano provenire da un altro mondo. Una sorta di “Zona” Tarkovskijana, dove è possibile creare suoni alieni. Ma, diciamolo, chissenefrega? Con una strofa come quella, non serve sapere niente, basta farsi trasportare.

La super-hit? “Somebody that I used to Know”, senza dubbio. Lo xilofono baloccoso introduce la melodia leggera e patetica. Gotye fa un po’ Sting, ma non gli riesce di scrollarsi di dosso quell’aura indie. Kimbra è meravigliosa.

Non scherzano nemmeno “I Feel Better” che rimbomba di Motown dal primo all’ultimo secondo, e la briosa “In Your Light”. Poi il disco procede per alti e bassi, anche all’interno di un singolo brano. Non si sa bene se amarlo o odiarlo e si rimane sospesi, quasi increduli, per la bellezza di certe intuizioni, alternate ad altre meno convincenti (il fake-raggae di “State of the Art” proprio non mi va giù). Fortuna che esiste lo skip.

Making Mirrors è il terzo album di Gotye (all’anagrafe Wouter “Wally” De Backer), musicista belga trapiantato in Australia. È tuttora  batterista-cantante dei Basics, coi quali ha registrato tre dischi, ottenendo un successo ragguardevole in patria.

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