My Life in the Bush of Ghosts

2nd week
Another Green World segna una svolta nell’artista Brian Eno, il quale perde interesse nell’immagine del musicista, ripudia le pallettes, il make up, i vestiti sgargianti, concentrandosi solo ed esclusivamente sulla ricerca musicale. Abbandonate del tutto le sonorità glam e l’eredità dei Roxy Music, Eno condensa in AGW la sua capacità di creare dal nulla ritornelli appiccicosi come una caramella al miele (I’ll Come Running) e le sue tendenze avantgarde. Alcuni frammenti suggeriscono una prima infatuazione per quella musica ambientale alla quale si dedicherà negli anni a seguire. Sto parlando di Little Fishes, autentico acquerello dalle forme appena percepibili di pesciolini che nuotano in un corso d’acqua limpida. The Big Ship è un esempio di “ambient orchestrale”, dalla cui formula Matthew Robert Cooper (Aka Eluvium) trarrà l’ispirazione per il suo stile.

Conclude con Everything Merges with the Night, una cantata notturna sulla spiaggia con una chitarra, le onde che scandiscono il tempo e un pianoforte nostalgico su un terrazzo.

Before and after Science” è una macchina del tempo, un mezzo che permette di attaversare tutta la storia del rock, da quello che è stato prima della scienza a quello che sarà dopo.
Lo stregone mette nel calderone “Funky ” (“No One Receiving”), ritornelli inauditi (“Backwater”), pezzi strumentali (“Energy Fools the Magician”), proto-ambient (con “Through Hollow Lands”, dedicata all’amico Harold Budd) e due perle preziose: una è “Julie With…”, dove Eno evoca un ambiente vuoto e melanconico come una stanza dalla quale manca una persona che avrebbe dovuto esserci… la voce sembra solitaria, una persona che canta da sola dietro una finestra di vetro, in un appartamento scarsamente immobiliato che affaccia sul mare grigio d’inverno. La nebbia si alterna al sole che riscalda con i suoi raggi, per poi nascondersi di nuovo…
By this River”, invece, con il piano in apertura, arriva direttamente al cuore, commuove l’ascoltatore con il suo canto che scivola man mano verso il basso (perché è bene ricordare che Brian Eno è anche un altissimo interprete delle sue canzoni).
Eno concepì questo capolavoro durante il periodo Berlinese trascorso assieme a David Bowie e altri artisti di grandissimo calibro (uno a caso: Robert Fripp) per dare vita a quell’incredibile progetto che risponde al nome di “Trilogia Berlinese”. Durante il periodo berlinese, oltre ad aver collaborato con Bowie alla realizzazione di Low, Heroes e Lodger, Eno collaborò con i Cluster avvicinandosi alla scena Kosmiche.
Alla fine degli anni settanta, Brian era un artista dalle qualità indiscutibili, con una carriera di invidiabile costanza, mai un passo falso, mai un colpo a vuoto. Tuttavia il non-musicista di Woodbridge non smise di sperimentare, come se la sua fosse una missione: quella di aprire le porte a un nuovo genere, derivativo sia dal rock che dalle avanguardie tanto care.
Tali porte vennero schiuse nel 1978, con i primi 2 album definibili come “Ambient” (termine che lo stesso Brian Eno coniò): “Music for films” e “Ambient vol. 1: Music for Airports”.

Continua…

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