Arancia Meccanica



Quello di ieri è stato un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di cinema (e non solo…). Benché tutti gli ammiratori di Kubrick sicuramente avevano già visto il capolavoro “Arancia Meccanica” o al cinema o grazie ad altri mezzi e supporti, vederlo trasmesso in TV ha un altro sapore… finalmente a disposizione di TUTTI, i pigri, gli scemi, i tardi, gli ignoranti, tutti hanno potuto vedere una delle più shockanti opere d’arte mai create.

Di ottimo livello anche l’introduzione, lo speciale “La Meccanica dell’Arancia” (titolo davvero originale) che ha spiegato molti retroscena, ha messo in evidenza i “simboli” che riempiono le opere di Kubrick, le scelte (come l’uso del grandangolo che esaspera le prospettive) alcuni significati forse un po’ ostici da comprendere a una prima visione (come il meraviglioso e terribile finale, “Eccome se sono guarito”) il tutto descritto da una sequenza di vignette in stile Pop-Art/fumetto.

E quando il film comincia, con quel rosso così vivo, così acceso, così… violento, con il tema introduttivo così disturbante, un brivido è sceso lungo la schiena e ha rapidamente raggiunto tutte le membra e le
estremità del corpo. Una lacrima di commozione innanzi a questa meravigliosa scena iniziale, che parte da un primo piano su Alex De Large e via via si allarga mostrando i Drughi che bevono Latte +. Il mostruoso divertimento che si prova durante la rissa con ragazzi di Billy Boy, il fastidio durante la scena dello stupro nella casa dello scrittore… e l’insensata compassione che si prova nei confronti di Alex quando viene sottoposto all’inutile e crudele cura Ludovico e diventa vittima delle sue vecchie vittime.

Questo è Arancia Meccanica, Pop Art, musica tra classica e pop e arte letteraria, con il nuovo dialetto fondato da questa pellicola (Gulliver, Right-right, Tintinnanti…), incredibilmente attuale persino oggi, nel 2007, trent’anni dopo la sua realizzazione…
Se tra duemila anni una nuova civiltà effettuasse degli scavi per conoscere meglio i loro antenati e le loro opere d’arte dimenticate, spero che non trovino mai Arancia Meccanica, descrizione senza tempo, allucinante e allucinata dei tumori della società.

Flavio Del Prete

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