Visioni Settimanali

Questa settimana è toccato a Ghost in the shell 1 e 2, Tokyo Godfathers e La città incantata.
Ho deciso di scrivere il mio parere e parte della trama, ma non tutta per non rovinare la visione ai miei lettori, quindi non lamentatevi se mi interrompo sul più bello o se le opinioni sono incomplete… è per il vostro bene😀.

Partiamo con ordine:
Ghost in the Shell

GiS è ambientato in un futuro dove uomini e cyborg convivono, dove le (nano?)macchine sostituiscono o migliorano gli organi del corpo umano, dove la società è rigidamente regolamentata dalle istituzioni come le varie sezioni che si occupano di affari esteri, polizia nazionale ecc… dove a provvedere alla sicurezza comune c’è la squadra corazzata della sezione nove. L’elemento più efficiente di questa sezione è Motoko Kusanagi, detta “Il Maggiore”. Motoko è la protagonista principale del lungometraggio di Mamoru Oshii, assieme al collega/amico Batou, cyborg come lei, deve indagare su un hacker che riesce ad assumere il controllo degli androidi conosciuto col nome “il marionettista”.
Ma la vicenda narrata non è solo una caccia al criminale, tutt’altro. Kusanagi assume coscienza del fatto di non essere libera, in quanto il suo corpo e la sua mente (con l’esperienza che la rendono unica, quindi viva) appartengono alla sezione 9, si pone domande sul significato di “vita” e di “umanità”…
Con Batou, sulla barca la notte in cui il maggiore decide di fare immersioni (cosa stranissima per un cyborg, visto che l’acqua profonda è forse il nemico più pericoloso per un androide dato il suo elevato peso… se i galleggianti di cui dispone il corpo robotico dovessero non funzionare, per l’uomo bionico vorrebbe dire morte certa) ella parla del significato di essere umani.
Inoltre Kusanagi sceglie Togusa, un umano ex investigatore, come compagno di squadra affermando che la diversità nel gruppo assicura una maggiore probabilità di vittoria e che, al contrario, l’eccessiva specializzazione rende deboli.
Il finale a sorpresa rende l’anime (che sicuramente ha ispirato i fratelli Wachowsky nella realizzazione della trilogia di “Matrix”) un capolavoro impossibile da lasciarsi scappare.
Una nota positivissima per la colonna sonora, davvero eccezionale il tema principale: trattasi di un brano corale, una marcia nuziale finalizzata all’esorcizzazione delle influenze negative.Il testo del brano è in un’antica forma di giapponese mentre l’accompagnamento melodico unisce l’armonia della musica sia bulgara che tradizionale giapponese.

Il secondo capitolo (Innocence) non m’è garbato particolarmente, anche se non posso affermare che m’abbia fatto schifo.
La storia ripropone di nuovo temi quali la difficoltà nel determinare cosa è umano e cosa non lo è, un cyborg che “impazzisce”, il cui Sistema Operativo dimostra di avere un difetto e comincia ad autosostenersi, compie omicidi-suicidi, può definirsi “umano” (in fondo si tratta di un comportamento umano)?
Il protagonista è Batou, alle prese con gli stessi problemi e dilemmi che attanagliavano il maggiore in Ghost in the Shell 1. In Innocence la coppia investigativa è costituita da Batou (ora con un nuovo taglio di capelli) e Togusa (che il capo della sezione 9 affianca al biondo cyborg per tenerlo d’occhio). Il maggiore è ancora in fuga, Batou e Togusa sono alle prese con dei ginoidi (cyborg di “sesso” femminile costruiti appositamente per l’appagamento sessuale di chi può permettersi queste bambole gonfiabili animate) che apparentemente impazziscono, uccidono il loro “cliente” e si auto-eliminano.

“Tokyo Godfathers” di Satoshi Kon, è stata forse la visione più bella di questa settimana. Una storia divisa tra comico e drammatico di un incontro di 3 barboni con un bambino neonato, quella di “TG” è un remake del film di John Ford “In nome di Dio” del 1948.
L’anime comincia con il ritrovamento tra l’immondizia di una bambina da parte di Hana, un omosessuale caduto in miseria dopo aver lasciato il proprio lavoro in un locale della metropoli Giapponese. Hana e i suoi tre “compagni di avventure” Gin e Miyuki pensano di poterla tenere con loro per quella notte e di restituirla ai genitori la mattina seguente.
Durante la notte Miyuki e Gin si svegliano e scoprono che Hana ha lasciato il proprio letto assieme alla neonata, decidono quindi di uscire a trovare il loro compagno/a. Lo ritroveranno per strada deciso a rintracciare i veri genitori della bambina, considerata dal barbone omosessuale come un dono di Dio. I tre padrini di Tokyo nel loro viaggio fanno incontri continui con frammenti e protagonisti del loro passato, mostrando la variegata città Giapponese tra conoscenze di alto borgo e altre in situazioni disagiate.
L’anime è particolarmente apprezzabile nel suo essere a tratti neorealista ad altri comico, in altre situazioni ancora drammatico.

Ultimo film della serie è stato “La città incantata”, scritto e diretto da Hayao Miyazaki.
Vincitore dell’orso d’oro al festival di Berlino nel 2002 e dell’oscar per il miglior film d’animazione nel 2003 (primo anime ad aver ricevuto questo riconoscimento), il lungometraggio si presenta come una sorta di una favola indirizzata ai più giovani basata su temi quali l’altruismo, l’amore e la forza di volontà.
La protagonista è una ragazzina che, assieme ai suoi genitori, si trasferisce in una nuova città. Prima di raggiungere la loro casa, il capofamiglia decide di imboccare una scorciatoia in un sentiero tra gli alberi. La strada si interrompe davanti a una dimora. I 3 scendono dall’auto e constatano che il palazzo è fatto di cartapesta. Il papà spiega a Chiiro (nome della ragazzina) che negli anni passati furono costruiti tanti luna park e che in seguito alla crisi economica che ha investito il paese molti sono stati abbandonati ma che le strutture siano rimaste in piedi e non demolite. Nonostante davanti all’ingresso ci fosse una pietra (in Giappone una pietra davanti a una porta equivale al “non disturbare” delle camere d’albergo) la famiglia decide di imboccare il lungo e buio tunnel. Dall’altra parte i tre trovano un paese apparentemente disabitato ma con delle bancarelle dove abbonda il cibo. Affamati, i genitori di Chiiro decidono di servirsi dicendo alla bambina che avrebbero pagato i proprietari una volta tornati. Chiiro si rifiuta di sedersi a mangiare e comincia ad esplorare la zona. Intanto si fa sera e Chiiro incontra un ragazzino, Haku, che le suggerisce di sfuggire attraversando di nuovo il letto del fiume mentre lui distrae gli abitanti che si rivelano essere degli spiriti (o antiche divinità).
La bambina raggiunge i suoi genitori ma con sommo sbigottimento scopre che si sono trasformati in porci. Bloccata nella città incantata, Chiiro dovrà riuscire a salvare i suoi genitori e le sorti del misterioso Mastro Haku facendosi assumere dalla maga Yubaba alle terme della città, dove gli dei e gli spiriti si recano per trovare sollievo.
Un’apprezzabile visione consigliata a tutti.

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