Dischi dell’anno.

Commento del listone PRIMA PARTE:

La mia classifica è:

  1. The Field – From Here we go Sublime (in playlist: Silent)
  2. Eluvium – Copia (in playlist: Prelude for Time Feelers)
  3. Black Moth Super Rainbow – Dandelion Gum (in playlist: Rollerdisco)
  4. Port Royal – Afraid to Dance (in playlist: Deca-Dance)
  5. The Go! Team – Proof of Youth (in playlist: Titanic Vandalism)
  6. Gravenhurst – The Western Lands (in playlist: She Dances)
  7. Beirut – The Flying Club Cup (in playlist: Nantes)
  8. Alcest – Souvenirs d’un autre monde (in playlist: Souvenirs d’un autre Monde)
  9. Les Joyaux De La Princesse – Aux Volontaires Croix de Sang (in playlist: La Voix Nationale)
  10. Stars of the Lid – And their refinement of the decline (in playlist: Apreludes in C Sharp Major)
  11. Sigur Ros – Hvarf / Heim
  12. Murcof – Cosmos
  13. Of Montreal – Hissing Fauna, Are You the Destroyer?
  14. Liars – s/t
  15. Supersilent – 8
  16. Arcade Fire – Neon Bible
  17. Franco Battiato – Il Vuoto
  18. Low – Drums and Guns
  19. Odawas – Raven and the White Night

Il disco di The Field è una scoperta recente. Al primo ascolto ho pensato si trattasse della classica tamarrata truzzona, col susseguirsi delle tracce invece ho potuto ben notare che è uno di quei lavori che ti catturano in un vortice di suoni da cui non ne esci fino alla fine del disco.
Grazie alla recensione dedicatagli da ondarock, ho scoperto una nuova definizione: “Pop Ricombinante”… e checcazz’è?
From Here We Go Sublime” possiamo considerarlo anche come un lavoro sperimentale, Alex Willner (in arte The Field) ha tagliuzzato ben bene parti di canzoni pop (anche famose), ma non di quel pop à la Of Montreal, no, si parla di Lionel Ritchie e di Kate Bush e le ha riassemblate dando vita a un capolavoro techno… baah, troppe parole, ascoltate ed evitate di leggere altro. In Playlist: Silent, ma ogni canzone è una goduria.
Al secondo posto ho piazzato Copia, di Eluvium. Matthew Cooper propone con quest’album di nuovo la sua formula musicale, fondata sull’unione di Ambient (elettronica) e musica orchestrale… ho letto da una parte una frase che diceva “Eluvium= Eno + Allevi”, beh, non è proprio una stronzata. I brani di Copia sono acquerelli spaziali, a tratti invece ritraggono ambienti onirici piuttosto che bucolici. Si apre con la splendida introduzione, “Amreik”, e l’album arriva subito al cuore, un flusso indistunguibile di suoni dolci, dai colori tenui, rasserenanti, come quello della copertina. Il secondo brano è l’ideale proseguimento del primo, “Indoor Swimming at the Space Station”, sembrano strumenti a fiato quelli che con poche note ci fanno commuovere. La terza canzone è ambient, minimale, quasi a voler teorizzare un silenzio suonando, come voler segnare un punto su un foglio rendendolo il più possibile privo di dimensioni, pur non riuscendovi mai. L’album procede in un crescendo di emozioni e momenti estatici. Per me merita davvero, se la gioca con “From Here We Go Sublime” per il primo posto in classifica, diciamo a pari merito. In Playlist: Prelude for Time Feelers.
Dandelion Gum è un trip elettronico, sembrano gli Air sotto acido, casino, voci filtrate, strumenti elettronici, chitarre acustiche che riportano un po’ alle atmosfere di Surrealistic Pillow o di quel capolavoro caleidoscopico che è “The Piper at the Gates of Dawn” (lungi da me paragonarlo a questi due pilastri). I Black Moth Super Rainbow sono la (mia) sorpresa dell’anno e Dandelion Gum, pur avendo il difetto di essere troppo lungo, è un album da isola deserta. Ascoltatevi “Forever Heavy”, “Jump into my mouth and breath”, “Rollerdisco” (nella playlist di questa settimana), “Lollipopsishord”, “The Afternoon Turn Pink” e “Wall of Gum”, poi fatemi sapere. In Playlist: Rollerdisco.
Quello dei genovesi Port Royal, è un disco obiettivamente da “quarto posto”. Bello, ma non decolla. Ha delle canzoni adorabili: “Banhof Zoo” e “Deca-Dance” ad esempio, altre odiabili e quindi, di conseguenza da amare come “Pauline Bokour”. In Playlist: Deca-Dance.
“Proof of Youth” è il secondo album dei “The go! Team”. Fanno una strana musica i “The go! Team”, è un collage, anzi, diciamo un mix di elementi quali sigle di serie tv, cori da cheerleader, pop, hip-hop e follie varie. Il tutto sfocia in un suono selvaggio come le loro copertine. Proof of Youth è stato pure lui una scoperta recente, ma si è guadagnato subito la mia stima. Energia allo stato puro. In Playlist: Titanic Vandalism.

Fine Prima Parte.

Vai alla seconda parte!

Flavio Del Prete

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