Let’s Rock

“Chi ha ucciso Laura Palmer?” è stato l’interrogativo che nel 90 tutti i telespettatori si ponevano, quando la serie ideata da David Lynch e Mark Frost entrò nelle nostre case e ci rese, nostro malgrado, abitanti del paesino apparentemente tranquillo di Twin Peaks. I misteri delle cime gemelle appassionano tutt’oggi, basti pensare al cofanetto di dieci dvd in vendita da novembre di quest’anno.
Durante le feste natalizie ho avuto l’occasione di rivedere questo magnifico telefilm, che fa dell’accostamento di vari elementi quali il noir, il giallo, horror e la pura e semplice soap opera con i suoi risvolti comici (elementi che non sempre sono amalgamati tra di loro ma che, anzi, stridono e producono scintille, lasciando lo spettatore confuso e disorientato) un’opera maestra. Ma non voglio assillarvi con il mio giudizio su quest’opera magnifica, sarebbe superfluo e persino inutile, vista l’enorme quantità di parole spese per il telefilm, piuttosto vorrei focalizzare la mia attenzione su 3 episodi particolari, il primo della prima stagione, l’ottavo della seconda e l’ultimo della serie, tutti e tre diretti da Lynch.
Il primo, ossia il numero zero, il cosiddetto episodio pilota, è storia. Pete Martell (i lynchiani lo ricorderanno protagonista di Eraserhead e attore in ogni pellicola girata da Lynch) si alza pere andare a pesca, saluta la strega della moglie ed esce. La trama ambient di Badalamenti (raccolta nella OST della serie con il titolo “Laura Palmer’s Theme”) ci accoglie in una gelida mattinata di Twin Peaks, è esattamente il 24 febbraio 1990.

“La sirena solitaria suona”

Dica Pete prima di interrompere la camminata e girarsi, ha visto qualcosa, è nella spiaggetta, sotto una formazione rocciosa ed è avvolta in un sacco di plastica.

“Oddio… Lucy? Lucy sono Pete Martell, Lucy? Passami Harry, è urgente!”

Segue una scena comica, messa quasi per stridere con la drammaticità della scoperta del vecchio Pete, con protagonista Lucy, la segretaria dello sceriffo Truman, che ci abituerà poi a scenette simili, tanto da farci domandare “ma ci è o ci fa?”, per poi scoprire che ci è, senza ombra di dubbio.
Lo sceriffo prende la linea.

“Buon giorno Pete, che cosa c’è.”

“E’ morta. Avvolta nella plastica, Harry” dice Pete schoccato dall’accaduto.


No, no, aspetta un attimo Pete… dove?” domanda lo sceriffo, non chi, ma dove.

E’ un fatto importantissimo, non si tratta di un cadavere qualsiasi, non è il primo cazzone morto affogato, no, dobbiamo essere noi a scoprirlo, noi spettatori, è questo quello che David Lynch vuole.
Alla spiaggia, Andy, il collaboratore di Harry Truman, inaugura la pioggia di lacrime. Il dottore gira il corpo senza vita ed esclama:

“Mio Dio!”

“E’ Laura Palmer”

E’ lei, è un angelo, è la bionda, affascinante, tossicodipendente Laura Palmer dal viso asimettrico, bellissima anche col volto blu e sporco di sabbia.

Le scene che seguono il riconoscimento della vittima sono storia. La madre che non trova la figlia in camera sua, la cerca in tutta la casa ma niente, non v’è traccia. Dopo un giro di chiamate avvisa il padre, Lelan Palmer, della sua preoccupazione. In un primo momento il papà di Laura cerca di calmarla, ma dopo l’arrivo dello sceriffo una stretta al cuore lo fa sobbalzare…

“Lo sceriffo Truman”

La donna al telefono è isterica, la sua sensibilità extrasensoriale la porta a pensare al peggio, il presagio è dei più negativi.

“Lelan, mi dispiace” lo sceriffo si avvicina all’avvocato pietrificato in volto posandogli una mano sulla spalla.

“Si tratta di Laura?” gli domanda impaurito.

“Purtroppo si”.

Lelan dal dolore perde la forza nella presa e lascia cadere la cornetta del telefono, la moglie all’altro capo capisce che la figlia è morta e si lascia andare in un pianto disperato.
La puntata prosegue, mostrando la portata della drammaticità di un evento simile in un posto così tranquillo. A scuola arriva la polizia, vuole interrogare Bobby Brigs e dare la notizia ai compagni di Laura. La ragazza che scappa urlando è un elemento fuori dalla realtà, non esiste, un espediente Lynchiano “filmare” una sensazione, un presagio che ha Dana (la migliore amica di Laura).
Altro evento storico è l’arrivo in città del detective dell’FBI, Dale Cooper. Questo elegante quanto singolare personaggio entra in paese con la sua auto e mentre guida parla al registratore che ha battezzato Diane, come la sua segretaria e non sembra infastidito da niente, il suo tono lascia trasparire sicurezza, serenità, quasi eccitazione per il nuovo caso (forse si aspettava questo omicidio, era inevitabile, l’aveva previsto nel prequel “Fuoco Cammina con Me”).
Cooper incontra Truman all’ospedale e mette subito le cose in chiaro

“Ho imparato a mie spese che è meglio essere franchi subito: quando l’FBI entra in gioco, ne prende il comando, ora lei lavorerà per me. A volte la polizia locale oppone resistenza, spero che lei capisca”

Ma lo sceriffo non ha nessuna intenzione di mettere i bastoni tra le ruote ai federali, anzi, prende subito in simpatia Dale e gli comunica di essere lieto che l’agente sia a Twin Peaks. Cooper sorprende lo sceriffo Truman con una domanda del tutto fuori dal contesto

“Sceriffo, come si chiamano quegli alberi magnifici che crescono in questa regione? Grandi, maestosi…”.

Un qualsiasi altro poliziotto l’avrebbe mandato a quel paese, ma non Truman. Tra i due si capisce subito che c’è feeling e sarà anche quest’amicizia fraterna che spingerà Dale Cooper ad amare quel posto tanto da comprare una proprietà tra gli alberi.
Dopo aver visitato Ronette e fatto la conoscenza del dottor Jacobi (uno psichiatra stramboide), i due piedipiatti entrano nella stanza dove è custodito il corpo di Laura Palmer. La luce è intermittente, altro elemento ricorrente in tutta la filmografia di Lynch, segno che qualcosa sta per accadere, una rivelazione.
Cooper esamina l’anulare sinistro della morta ed estrae una lettera da sotto l’unghia, una “R”.
Sostanzialmente l’episodio pilota finisce qui e se il suo scopo era di impressionare il pubblico per poter mandare in onda il resto della serie, diamine se c’è riuscito.

La seconda puntata di cui vorrei parlare cercando di esaltarne la magnificenza dei contenuti è l’ottava della seconda stagione. Lynch si prende la responsabilità di girare gli episodi più significativi, caratterizzando le riprese con quel tocco di follia che contraddistingue le opere.
Mike che ha una crisi di nervi nel Great Northern Hotel, il ritrovamento del diario segreto di Laura Palmer nell’appartamento dell’impiccato che ha lasciato un messaggio, quasi per giustificare quel gesto disperato “Je suis un homme solitaire” sono i primi passaggi di questa puntata, poi si entra in casa Palmer, Maddy mette un disco sotto la testina, una canzone risuona negli altoparlanti, è “A Wonderful World”, un mondo meraviglioso. E’ un mondo troppo meraviglioso per essere il teatro di tali orrori, qual è l’omicidio di Laura Palmer. Evidentemente non è abbastanza meraviglioso se tale esperienza si può ripetere dopo poco. E’ proprio quando i detective credono di aver trovato l’assassino di Laura arrestando Benjamin Horne che il dramma si ripete: un disco che gira a vuoto, un braccio seguito da un corpo che scende lento dalle scale, è la madre di Laura, è stata drogata e chiama il marito.
La signora ceppo avvisa il detective Dale Cooper che ci sono dei gufi alla Road House.
La moglie di Lelan Palmer si trascina in salotto sul tappeto ovale … cavallo bianco* .

Il disco che gira a vuoto.

Un’immagine spaventosa riflessa nello specchio, una figura demoniaca sostituisce quella del brizzolato Palmer, è Bob.

Alla Roadhouse Cooper ascolta la canzone, mangia un arachide, gli fa compagnia l’ingorda signora Ceppo. A un tratto succede. Il gigante appare sul palco, illuminato dal riflettore dice

“Attento, sta per succedere ancora. Attento, sta per succedere ancora”.

Il disco gira a vuoto.

“Zia Sara, zio Lelan. Zia Sara? Zia Sara, che cos’è quest’odore? Sembra che qualcosa stia bruciando”




Urla inumane, danza della morte, capelli lunghi e sudici, odore di olio bruciato.

Maddy viene zittita dai pugni di Lelan, uno e ancora un altro col guanto bianco… Maddy ingoia il suo stesso sangue e tossisce.
Una voce disperata, è Lelan che chiama sua figlia

“Laura, Laura… la mia bambina” mentre rantola, come un cane ferito. “Lelan dice che vuoi ritornare a Missoula, ma ora vieni con me!!”

( O ).
Svelato il Modus Operandi del mostro.

Alla Road House piangono, è un presentimento, è come se tutti avessero avvertito per la seconda volta quella sensazione, la stessa orribile sensazione avvertita il giorno in cui venne ritrovato il cadavere di Laura. Non a caso Maddy Ferguson è stata interpretata dalla stessa attrice, ha confessato nelle precedenti puntate di sentirsi diversa, di esser diventata sempre più simile a Laura, incarnandone gli atteggiamenti. In un certo senso è come se Lynch avesse voluto infierire su un cadavere, facendo rinascere la giovane Palmer per poi lasciarla morire nuovamente. Una sequenza agghiacciante.

L’ultima puntata è sicuramente la più angosciante della serie. Cooper segue nella loggia nera (un luogo in un’altra dimensione dove gli spiriti maligni si riuniscono) il suo nemico, il folle pluriomicida ex agente dell’FBI Windom Earle, e con queste scene Lynch si supera. Se fino ad ora ho provato a descrivere, aiutandomi con alcune immagini, le sequenze memorabili, ora sarà necessaria la visione dei filmati per poter comprendere.

Fatalmente perfetto. Era prevista una terza stagione, ma il calo di share ha imposto la possessione di Cooper e la conseguente morte di Annie, come finale tragico della serie. Per me questa è la perfezione assoluta, il fato ha completato il capolavoro, perché rovinarlo cercando di salvare Cooper e la sua amata? Dio benedica il calo di ascolti.

*in alcune credenze orientali il cavallo bianco è simbolo di morte.

Flavio Del Prete

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