Cloverfield di J.J. Abrams

MAY22 8:25PM

Edizione straordinaria:

Ha ormai fatto il giro del mondo la notizia dell’attacco a Manhattan. Al principio sembrava trattarsi di un attentato terroristico ma in base agli ultimi aggiornamenti si sta delineando un quadro irreale e tragico: un essere di enormi dimensioni sta distruggendo tutto quello che gli capita a tiro, demolisce palazzi, divora persone. Sul suo corpo trasporta degli organismi aracnoidi, si suppone siano parassiti, il loro morso è altamente infettivo e porta alla morte nel giro di mezz’ora. L’esercito è prontamente intervenuto per contrastare l’avanzata del gigantesco essere ma il fuoco amico pare essere impotente contro la forza spaventosa della creatura.

I soldati stanno aiutando gli abitanti nello sfollamento cercando di evitare il caos generale.

Ci giunge ora la notizia che un gruppo di persone è sceso nella metropolitana, ce lo confermi Trevor?

– Sì, esattamente, mi hanno rifer… mi hanno riferito che quattro ragazzi sono scesi nella stazione della metropolitana. Ne ignoriamo il motivo, non sappiamo il perché di questo folle gesto visto che i soldati stanno indirizzando i cittadini verso l’opposta direzione.

In questo modo si dirigono direttamente dal mostro, ce lo confermi?

– esatt… esattamente, sì. Tra l’altro mi giunge voce che i tunnel sotterranei siano infestati dai ragni.

I parassiti?

– sì, esatto.

[RUGGITO, ASSORDANTI RUMORI.]

Trevor! Trevor, se riesci a sentirmi, inquadra il mostro, cerca di inquadrare il mostro in modo da farci capire la sua morfologia. Trevor? Trev… ecco sì, così, cercate di darci un’immagine più nitida, non scappate! Tenete duro, siete al sicuro con i soldati.

[i ragni assaltano la postazione]

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The Monster and the Video Camera

“Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch’io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno”

– Serafino Gubbio

“Io documento…”

– Hudson Platt

“6:42 del mattino, casa del padre di Beth, lui è fuori città. E’ già una gran giornata…”

La telecamera si sveglia, noi siamo gli occhi famelici che osservano il suo prodotto digerito, il suo pasto consumato, il nastro, la sintesi degli eventi che la macchina ha catturato tra la giornata del 27 aprile e quella del 22 maggio.

Ci ritroviamo alla festa d’addio al protagonista, partente per il Giappone (mostro gigante lucertoloide + Sol Levante, vi ricorda qualcosa?).

La telecamera cambia padrone, ora è Hud a stare dietro l’obiettivo. La scena, apparentemente tirata troppo per le lunghe, raggiunge pienamente il suo scopo, ossia quello di farci addormentare prima dell’esplosione. Ci annoiamo tra i pettegolezzi e i falliti tentativi di approccio da parte di Hud con Marlene e ci domandiamo quanto manchi al disastro preannunciato dall’imponente campagna pubblicitaria , insomma, quando salta la testa della statua?

Cominciamo a sbadigliare, ci grattiamo, sonnecchiamo fino al botto… kapoom, che cazzo è stato? – Blackout –

Tutti sul tetto. La paura comincia a farsi strada tra i ricordi sin troppo freschi dei newyorkesi. Si tratta di un attentato, si è un attentato, ci hanno attaccati. Kapooom, seconda esplosione, fuoco, palle infuocate schizzano in ogni direzione come un fuoco d’artificio. Via, tutti giù, panico, caos.

Giù in strada è il casino totale, la gente corre in preda al panico, il gruppo di protagonisti si parlano “cos’è?””avete visto?”, in cuor loro sperano che “l’attacco” sia già terminato, quando, al contrario, tutto deve ancora cominciare. Avviene in quel momento l’evento spettacolare che tutti si aspettavano, un drammatico attacco a un simbolo americano, la statua della libertà viene decapitata e la sua testa arriva fino alla strada dove stanno i nostri. Mostruosa, mostruosa è la fame di voler registrare a ogni costo il dramma, la sindrome di real tv. Oltre a Hud che filma tutto ciò che avviene intorno a lui, dei ragazzi si avvicinano alla testa della statua per scattare delle foto con il loro videofonino, come se il ricordo non bastasse.

La tensione raggiunge livelli altissimi nei tunnel della metropolitana dove il gruppo di protagonisti si dirige verso la zona dove la loro amica è rimasta intrappolata tra le macerie, facendosi strada tra i cunicoli oscuri della rete sotterranea. La scena si fa terribile quando Hud attiva la visione notturna della telecamera: ragni seguono silenziosi il gruppo di civili prima di piombargli addosso. In qualche modo riescono a cavarsela, tutti tranne Marlene, la quale viene morsa da uno dei mostri. Apparentemente il morso non porta conseguenze oltre al dolore per l’emorragia. All’uscita dalla stazione i ragazzi vengono soccorsi da un gruppo di militari che li portano a una base per accertamenti medici. Qui Marlene ci lascia, sicuramente per il veleno che i ragni secernevano rilasciato nel suo corpo con il morso, la ragazza letteralmente esplode.

In tutto questo cominciamo a maturare l’idea su chi sia il vero mostro: il gigante che ha attaccato New York è solo stato preso a pretesto, esso è solo un evento drammatico, come potrebbe esserlo un attentato terroristico, il lucertolone è il disastro, ma il vero mostro, quello che si nutre di anime e corpi straziati, che non chiude gli occhi nemmeno davanti a un’amica che muore in un’esplosione di sangue, è la telecamera, che come per il Serafino Gubbio del romanzo di Pirandello, prende possesso del corpo di Hud, il quale perde tutta la sua umanità diventando a tutti gli effetti un semplice sostegno per il “ragno meccanico” (cit.). Non solo, oltre che Hud, ci rendiamo conto che noi stessi siamo stati rapiti da questo occhio che tutto vuol vedere, noi stessi siamo curiosi di vedere Marlena che muore, il ventre aperto del soldato trasportato in barella, qualche dettaglio del mostro (che viene mostrato in pillole), la fine dell’essere (che non avverrà mai). Siamo stati ingurgitati anche noi dalla camera, siamo parte del meccanismo diabolico della real tv, siamo disinteressati alla salute di Hud, che intanto viene menato, atterrato, spinto, assalito dai ragni, ma non accenna per un momento a cessare le riprese ripetendo quasi ossessivamente”io documento, un giorno qualcuno potrebbe voler vedere cosa è successo…”, noi vogliamo vedere sempre di più e alla fine veniamo accontentati. Dopo aver salvato l’ex ragazza di Rob, i quattro vengono soccorsi da due elicotteri mentre i soldati tentano un ultimo attacco al mostro. Il lucertoloide sopravvive e fa precipitare i due elicotteri dove viaggiano i nostri. A Central Park, Hud si riprende dallo schianto, ma ha ancora poco da vivere dato che viene presto raggiunto dalla creatura. E’ arrivato, è l’ultima occasione per fare un bel primo piano alla “cosa”: essa è orribile, ripugnante, ma sa stare davanti a un obiettivo e concede agli spettatori un morso in primo piano. Hud viene sbranato con la camera (indistruttibile davvero) che cade vicino a lui.

Rob raccoglie l’oggetto e continua a filmare, ma anche la sua esistenza sta per volgere al termine, giusto il tempo di fare un ultimo saluto.

Help Us — It’s still Alive

Prima dei titoli di coda possiamo notare che un oggetto cade in mare, la registrazione risale alla giornata del 27 Aprile, probabilmente l’evento che ha destato la creatura dal letargo.

Dunque è qualcosa che stava dormiente sul fondo del mare da tempo immemore, mi fa venire in mente il Dio Cthulhu di Lovecraft, un essere di dimensioni titaniche risvegliato dal richiamo per portare distruzione sulla terra. Che il film vi si sia ispirato è molto probabile, come è certo che si rifaccia ai classici monster movie del passato, Godzilla su tutti, per mostrare la fragilità e la paura dell’america post 11 settembre. Coraggio no, ma voglia di parlarne sì, bisogna dargliene atto. Va inoltre riconosciuto a Cloverfield e a J.J. Abrams il merito di aver saputo creare un enorme hype tramite una vincente campagna di marketing via web (così come avviene per lost) sapendo valicare i confini di celluloide e sfruttando i moderni mezzi di comunicazione.

C’è da aggiungere infine un ultimo particolare, la chicca finale: nei titoli di coda si può udire una voce che ascoltata normalmente recita “Help Us”, ma che eseguita al contrario dice “It’s still Alive”, aprendo scenari per un seguito (il cui annuncio è già stato fatto).

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