Consigli per gli ascolti 

Naked City – s.t. [1989]: Naked City, gruppo formato da John Zorn al sax, Wayne Horvitz alle tastiere, Bill Frisell alla chitarra, Fred Frith al basso, Joey Baron alla batteria e alla voce, occasionalmente, il terrorista vocale Yamtsuka Eye.
Quella che ritroviamo in questo primo disco del gruppo più famoso in cui ha militato l’occhialuto di New York, è musica trash in tutto il suo aroma di chiatta carica di rifiuti urbani che naviga sul canale alla deriva. E’ merda.
Piccoli stronzi lunghi al massimo 2 o 3 minuti in cui ritroviamo di tutto, jazz, grindcore, metal, Morricone. Cazzo! La gente mangia proprio di tutto.
L’inizio con Batman è subito folgorante, la musica da serie tv anni 60-70, con quel basso che somiglia tanto al Batman pop-art in calzamaglia, con quella voce da detective consumato, telefilm in cui militava anche l’allenatore di Rocky, sì, il povero Mickey.
Il sax alto di Zorn gode, urla, esalta, è un’arma, un lanciafiamme che brucia per le strade di Manhattan.
Poi arriva l’omaggio morriconiano, “Sicilian Clan” ricorda molto la colonna sonora di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri.
Poi tutto prosegue tra urla, grida, panico, qualche attimo di calma, poi di nuovo grida, jazz, crimine, colonne sonore, James Bond, pernacchie…
Vomito alla fine del disco, voto 10/10.

Absolute Body Control – s.t. [1981] : Gli Absolute Body Control sono un gruppo belga sconosciuto ai più. I generi musicali che li vedono coinvolti sono essenzialmente una sorta di formula minimale della tecno dei primordi influenzata probabilmente dal Synthpop e dalla new wave di quegli anni (“Ultravox!” ?). Nel 1981 pubblicarono in forma di musicassetta il loro primo album, omonimo. Nove brani sublimi, di insospettabile bellezza nella loro sinteticità. Tra le vette dove solo le aquile osano, bisogna segnalare i picchi toccati da Touch Your Skin, Baby’s on Fire (sì, la cover di Brian Eno) e So Obvious. Ma sono considerazioni personali e neanche troppo affidabili, dato che variano da un giorno all’altro. Perla dimenticata o sconosciuta a molti, che ritrova la possibilità di una notorietà più che meritata grazie all’efficienza del file sharing offerto dai blog… non vi dico dove, ma c’è, cercatelo che ne vale la pena.
9,5/10

Big Audio Dynamite – This is Big Audio Dynamite [1985]: 1984, dopo aver lasciato i Clash, Mick Jones fondò i Big Audio Dynamite (B.A.D.) proponendo una formula di rock dalle molte facce. La musica dei BAD suona così diversa da quanto abbiamo già sentito, che si può quasi bestemmiare e dire che è appartenente a un genere del tutto nuovo.
Campionamenti, Hip-Hop, Raggae, Pop à la Prince, Heavy Metal, alle redini della creatura Don Letts, DJ Giamaicano, londinese d’adozione. Il disco scorre piacevole su un docile fiume, poi ci si ritrova improvvisamente in una giungla. A Party è il vertice dell’album, il punto più alto, 6 minuti e quaranta di raggae bastardo. Big Audio Dynamite è l’evoluzione naturale dei Clash, checché ne dicano i nostalgici integralisti del Punk.
7,5/10

Franti – Non Classificato [1987]: « L’autoproduzione e l’autogestione come strumenti per la comunicazione e le esperienze antagoniste, Blu Bus Records »
Come faccio a scrivere un’opinione sui Franti? Non so quasi niente di loro, descrivere la loro musica è pressoché impossibile…
Quella ascoltata e votata è una raccolta di alcune loro esibizioni (non so se sono tutte), il loro stile varia toccando molti generi, tra cui il post-punk, new-wave, il folk, il free-jazz (tanto da suonare Canterbury in certi pezzi). I torinesi Franti (nome preso dal Libro Cuore allo studente cattivo che rideva della morte del re) si distinsero per la loro singolare politica di autogestione e di autoproduzione rifiutando il controllo fascista delle case discografiche, li celò, fortunatamente, ai pigri occhi della massa rendendoli comunque un gruppo di culto nella scena underground del paese.
9,5/10

Battiato – Patriots [1980]: La stupidità dei popoli cantata con aria divertita ma rassegnata, accompagnata da una musica perfetta. Patriots è un album pop, di un Battiato che ha abbandonato da tempo la sperimentazione, che ha concluso bruscamente (a quanto pare) la relazione con Stockhausen. Le canzoni sono orecchiabili ma mai banali, così come la Title Track è una perla memorabile del panorama rock italiano. Ironici i testi, stupendi gli accompagnamenti, Up Patriots to Arms è la rassegnazione alla stupidità che invade le balere, le strade e persino la musica, l’arte… in fondo è un Va a Cagare alla contemporaneità (sì, erano gli anni ottanta, lo so, ma non è cambiato poi molto il mondo da allora) in pieno stile Battiato.
7,5/10 (Il singolo Up Patriots to Arms vale più di 10).

Shit and Shine – Jealous of Shit And Shine [2006]: Misteriosa band anglo-americana che fa della cacofonia il suo vessillo, i Caga e Lustra ci assalgono con questo impetuoso fiume di rumori, scendiamo dalle rapide con una canoa scassata, il panico ci prende… più che altro sfido chiunque a terminare l’ascolto di questo disco senza che una feroce emicrania l’abbia colto.
Possente. 8/10

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