The Science of Sleep 

“Colleziono bellissimi oggetti: un paio di scarpe, degli occhiali, un telefono, una macchina da scrivere. Sono fatti di legno e feltro con cuciture evidenti, quel loro delicato aspetto non rifinito li rende amichevoli, rassicuranti. Li ha fatti Stephànie e io allestirò una mostra per esporli. Stephànie, dici che posso prendere anche la coperta rossa? E c’è questa stupenda coperta: è fatta di feltro rosso doppio con dei grandi quadrati bianchi, animali selvatici ci corrono sopra.
Lei sorride, io mi piego su una roccia nel tentativo di raggiungerla, lo stomaco compresso mi fa male. Stephànie, mi tieni la mano? Non riesco a dormire. Lei la prende, io mi addormento”

Tre anni dopo “Eternal Sunshine on the Spotless Mind“, Michel Gondry si conferma grande regista capace di mettere in scena opere di una complessità narrativa non indifferente, ma soprattutto dimostra a pubblico e critica di non essere solo un grande direttore, bensì di possedere una caratura artistica elevatissima, al contrario di parecchi mestieranti del settore, firmando anche la sceneggiatura di “The Science of Sleep“.
Ancora alle prese con una storia che mescola diversi piani della realtà ( questa volta tra piano onirico e reale ) Gondry sa meravigliare il pubblico con un racconto delicato sul rapporti tra i sessi, sulle difficoltà che si incontrano in una vita monotona, e lo fa mettendo in scena l’incapacità del protagonista, Stephàne, di distinguere la realtà dal sogno. Il film è una perla perfetta e rara, come si può non rimanere a bocca aperta quando, in una delle scene nella casa della vicina Stephanìe, Stephàn fa lievitare il cotone con le note del pianoforte? Oppure quando, aprendo il rubinetto del lavello, al posto dell’acqua fuoriesce del cellophane?


“Possiamo farlo con dei fogli di carta, così, che si muovono in direzioni opposte, vedi?”


“Sì, ma dobbiamo trovare qualcosa di più speciale, che ha il senso di un movimento rallentato”


“Cellophane!”
“Cellophane!”

La fantasia travolgente di Stephàne, inventore di oggetti improbabili, conduttore di un programma TV immaginario, viene frustrata da un lavoro monotono e da un amore non corrisposto ed è proprio su questo che Gondry pone l’accento. Per il regista di Versailles i veri incubi sono i sogni più dolci, perché al loro termine ci fanno sbattere contro la dura realtà del quotidiano. La felicità che si prova in alcuni sogni è così appagante che quando veniamo separati da essa al risveglio, la vita ci appare ancora più schifosa di quella che è.
Da sottolineare l’umorismo presente in tutta la pellicola, persino in scene tristi, la simpatia di Gael Garcìa Bernal ci strappa più di qualche risata. I dialoghi, a tratti brillanti, sono sempre azzeccati, così come i monologhi del protagonista immerso nei più magnifici sogni che mente umana possa concepire.
Come non menzionare poi i co-protagonisti della vicenda e le convincenti interpretazioni degli attori che li impersonano. Il maniaco sessuale che elargisce consigli paterni, il capo baffuto dallo sguardo severo, i due colleghi impiccioni e rompicoglioni.

Gondry, regista che, devo ammettere, fino a qualche giorno fa ignoravo, ha fatto breccia nel mio cuore da appassionato con due film di una bellezza unica, soàve.

REGIA: Michel Gondry

PRODUZIONE: FRANCIA – 2005

INTERPRETI: Gael García Bernal, Charlotte Gainsbourg , Alain Chabat , Miou-Miou, Pierre Vaneck, Emma De Caunes.

DURATA: 105′

Trailer del Film

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