Classifica Migliori dischi del 2008

Prima parte:

1. Various Artists – Nigeria 70, Lagos Jump: Original Heavyweight Afrobeat Highlife & Afro-Funk [Strut Records]

Lagos Jump è la seconda raccolta della Strut Records dedicata alla scena Funk/Afrobeat Nigeriana degli anni 70. E’ il mio disco dell’anno perché non ha un punto morto, inanella una perla dietro l’altra senza cali di tensione, abbracciando diversi caratteri del rock e del soul: dal funk al garage, passando per certa “psichedelia rituale” tipica di quegli anni.
Lagos Jump ci mostra, quindi, il modo in cui la musica pop è ritornata nel luogo in cui affonda le sue radici, in quell’Africa nera da dove provenivano gli schiavi dei campi di cotone.

2. L’Enfance Rouge – Trapani, Halq Al Waady [Wallace]

L’Oud apre su Otranto, città più orientale della penisola italica, brano d’apertura del disco degli Enfance Rouge. Il terzetto italo-francese ( Francoise Cambuzat, Chiara Locardi e Jacopo Andreini) è al suo sesto disco, un’opera matura e affascinante, tenebrosa ed esotica, un viaggio dall’ultimo porto d’occidente ad Halq Al Waady.
Gli Enfance Rouge viaggiano dagli ulivi del mediterraneo all’asfalto rotto della periferia New-Yorkese, ispirandosi a Slint, world music, Battiato, le distorsioni del Noise Rock, Velvet Underground e una certa Avanguardia europea (insomma, tutto quello che vorrei sentire in un disco in questo particolare periodo della mia vita), dando vita un’opera appassionata e matura.
E’ al secondo posto della mia classifica annuale per diversi motivi. Su tutti, “Trapani” ha il pregio di non essere world music da Mercatone Uno(TM), che comunque non disprezzo, bensì un’opera carica di passione, ispirata e sentita, frutto di un vero viaggio vissuto.


3. John Zorn – Filmworks XXI: Belle de Nature – The New Rijksmuseum [Tzadik]

Questo 2008 è stato il primo anno in cui ho seguito con particolare attenzione le uscite di John Zorn. Ho atteso Belle de Nature/The New Rijksmuseum, dopo esser rimasto estasiato dall’ascolto di The Rain Horse, saltando Sholem Aleichem, che riprenderò sicuramente prima della fine del 2008 (l’ho ascoltato frettolosamente e non mi ha preso tantissimo, ma se dovessi ricordare una canzone della scaletta, non ci riuscirei, quindi dovrò certamente dedicargli maggiore attenzione).
Questo ventunesimo Filmwork si presenta con una prima facciata elegante e raffinata. L’arpa introduce l’ascoltatore all ‘opera Zorniana, poi la chitarra suonata da Marc Ribot, protagonista assoluta della prima colonna sonora, è ora eterea, quasi a non voler sfigurare con la bellezza aurea della cugina a corde; più avanti sarà sognante, un po’ come in alcuni passaggi della soundtrack di Twin Peaks, o come in End of the Night dei Doors .
Ma è la seconda parte che fa svettare il disco nella top five della mia classifica annuale (eh sì, sembro proprio il protagonista di Alta Fedeltà). Una sorprendente composizione divisa in dieci tracce in cui sono il clavicembalo di Uri Caine e le percussioni del brasiliano Cyro Baptista ad essere al centro della scena. Rijksmuseum è l’apice di Zorn raggiunto quest’anno, una mezz’ora sublime di altissimo livello compositivo.

4. Indian Jewelry – Free Gold! [We Are Free]

D i loro si sa poco, molto poco, praticamente niente, se non che il loro canone compositivo è estremamente ampio, spazia dalla psichedelia freak anni 60, al rumorismo della costa californiana, non disdegnando certe distorsioni di scuola Velvettiana né di certe sonorità dilatate shoegazers.
Si sa che il quartetto base proviene da Houston ed è così formato: Erika Thrasher (polistrumentista, voce), Tex Kerschen (tuttofare), Rodney Rodriguez (batteria), Brandon Davis (chitarra). Perché parlo di quartetto base? Perché la particolarità di questo gruppo è di essere variabile per quanto riguarda il numero di componenti, non si contano, infatti, i collaboratori occasionali, che arricchiscono il suono di un brano, mescolando ingredienti trovati, quasi per caso, in giro per gli USA.
Free Gold! possiede un suono quanto mai variegato, passa dalla tribale Hello! Africa alla Shoegazer Swans, dall’autunnale Everyday alla rumorosa Too Much Honkytonking.

5. Hercules and Love Affair – Hercules and Love Affair [Dfa]

Un album disco nella mia top ten annuale? Ma che mi sta succedendo?

Andrew Butler, formatosi come dj nei warehouse party di Denver, è il titolare del progetto Hercules and Love Affair, nel quale rientrano nomi come Antony Hegarty, Nomi Ruiz, Kim Ann Foxman. Il loro disco d’esordio è questo omonimo, pubblicato dalla DFA. Cosa c’è di speciale? La voce di Antony, alcuni pezzi davvero splendidi (Blind, Hercules Theme, Athene), alcuni richiami di certa disco anni 70/80.
Una delle sorprese più belle di questo 2008.

\ /
-> continua qui <-
/ \

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...