Femi Kuti – Day by Day

e consigli per gli ascolti…

Africa 70
Fela Anikulapo Kuti, una leggenda, una figura trasversale: musicista, appassionato politico, critico della società e dei potenti della sua terra. Lagos, Nigeria, l’Africa sfruttata dalle potenze mondiali e governata da spietati sciacalli, la sua terra. 1960, la Nigeria si affranca dal giogo Britannico. Africa 70, Fela, di ritorno dagli Stati Uniti, fondò la repubblica di Kalauta, un rifugio per chi sentiva ancor più strette le mani attorno al collo di quando c’erano gli Inglesi. Una comune, dove tutto ruotava attorno al musicista, colui che porta la morte in un sacchetto. Anikulapo mise in moto un movimento, più che un genere, una musica. 1977, gli Zombie bruciarono Calcutta, uccisero le madri. Sovversione, l’accusa.

Femi Anikulapo Kuti è…

  • Un musicista avido ascoltatore di Jazz e dei suoi interpreti, proprio come il padre. Un sassofonista salvato dalla tromba: “la tromba mi ha davvero aiutato a diventare una persona più calma, ora non riesco proprio ad arrabbiarmi”, dice. “Il sax puoi lasciarlo per qualche giorno, settimane, e poi tornare a suonarlo; con la tromba non è possibile. Devi esercitarti tutti i giorni, occorre disciplina. Questo mi ha insegnato, mi ha infuso la disciplina, mi ha cambiato la vita.”.

  • Un padre, il cui scopo è quello di trasmettere tutte le sue conoscenze ai propri figli (3, più altri 4 adottati, tutti amici di Made i cui genitori erano troppo poveri per mantenerli). “Il mio ultimo obiettivo, prima di lasciare questo mondo, è di donargli (a Made ndr) tutta la conoscenza musicale di cui dispongo”. Proprio come suo padre Fela con lui, Femi ha preso Made sotto la sua ala nella band. Made suona il sassofono in Day by Day e canta in “One Two”.
  • Un uomo più calmo, ma non meno arrabbiato. I testi di Day by Day sono il suo “sussurro di dolore” per i tumori che affliggono il continente africano:

Dovresti chiedere a te stesso se non sia meglio che i Cristiani e i Mussulmani vadano via dall’Africa/ Dovresti chiedere a te stesso perché noi possediamo il petrolio ma questo non ci porta alcun beneficio. / Dovresti chiedere a te stesso perché mentre aspetti l’arrivo del salvatore le altre nazioni diventano sempre più ricche
(da “You better Ask Yourself”)

Femi si interroga sulla validità di una democrazia in un paese soffocato dalla corruzione e il cui destino è totalmente dipendente all’assistenza finanziaria di istituzioni come il fondo monetario internazionale. Femi ne ha anche per la religione, altra piaga che affligge il continente più antico. Egli dice “Non ho fiducia nella religione, e stiamo affrontando una battaglia educativa per le persone, aprendole gli occhi, perché la verità è che stanno solo sprecando il loro tempo. La gente deve sapere come la religione approdò in Africa. Giunse con violenza. I cristiani arrivarono e presero la nostra gente, presero il nostro oro e in cambio ci diedero Gesù Cristo. L’Islam arrivò, prese il nostro oro e si sdebitò con Maometto. Le persone vanno in chiesa tutti i giorni, passano la notte a pregare, aspettando la venuta del salvatore.”
A Lagos, c’è una chiesa ogni sette chilometri. Femi ne ha contate 58 solo nei dintorni di casa sua, molte con pastori che viaggiano in jet privati e nelle auto più costose della Nigeria. “Di quante chiese avete bisogno?” domanda Femi. “La gente è così povera e disperata. Non ha nulla, e le chiese chiedono donazioni di denaro per le preghiere. Non sarebbe meglio se i soldi venissero donati al sistema sanitario o investiti nell’educazione dei ragazzi? I pastori vivono come dei in terra. La gente ha bisogno di capire l’effetto della religione sulle nostre vite.
Femi ha una flebile speranza riposta nella democrazia e nella sua promessa di liberazione da corruzione, povertà e malattie.
“Se l’America, la Cina e l’Europa non avessero comprato queste cose (le ricchezze del territorio africano, ndr), cosa avrebbero venduto per finanziare le proprie guerre?” si domanda. “Questi soprusi vanno avanti da centinaia di anni”.
Negli anni 70, il messaggio politico di Fela gli valse l’appellativo di Presidente Nero. Ora gli Stati Uniti hanno il loro, “Nessuno avrebbe mai creduto che un nero avrebbe mai potuto diventare presidente degli USA – MAI” dice Fela divertito. “Non so se nemmeno Obama l’avrebbe creduto”.

  • Un artista finalmente conscio della sua missione: “Ora so come affrontare meglio i problemi familiari (col fratellastro Seun, ndr) e politici”, dice. “Aiuterò meglio tutti, ora. Ho scritto molto e sono pronto a tornare in studio. Le persone hanno aspettato a lungo per questo album. Spero mi perdonino.”

Day by Day è…
Il ritorno di Femi Kuti in studio di registrazione dal 2001. In questi anni, è maturato, ha fatto depositare le sue influenze, le sue passioni, ha affinato le sue competenze di performer (suona di tutto!) e ha saputo concentrarsi intorno ad un concept ben preciso. Sin dal primo minuto, ci rendiamo conto che tutto, nel disco, sembra essere studiato nei minimi particolari. Tutto è sotto controllo, l’esecuzione raramente si lascia andare in lunghe suite tribali, sbrodolone e tedianti, piuttosto troveremo tracce più compatte, dove le influenze jazz vengono sapientemente dosate assieme funk/afrobeat di famiglia. I cori gospel conferiscono ad alcuni brani, soprattutto alla title track, quel tono di preghiera (laica), di canto sofferto, di speranza per le cose che possono cambiare.
Speriamo di non dover aspettare altri otto anni prima della prossima uscita di Femi, vista la sua ritrovata vena compositiva.

Fonti: Allaboutjazz e fonti sparse sulla rete.

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Gli altri ascolti settimanali:








Jimi Tenor and Kabu Kabu – 4th Dimension [Sähkö, 2009]: 7,5/8

Four Tet – Everything Ecstatic [Domino, 2005]: 8
Four Tet – Rounds [Domino, 2003]: 7

Kieran Hebden and Steve Reid – The Exchange Session vol. 1 [Domino, 2006]: 8

Stereolab – Transient Random-Noise Bursts With Announcements [Elektra, 1993]: 7,5

Dub Syndicate – Tunes from the missing channel [On-U Sound, 1985]: 7,5

John Coltrane – Stardust [Prestige, 1963]: 7,5

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