Cowboy Bebop

“Quando una stella cade, lasciando dietro di sé la sua scia luminosa, significa che un guerriero è morto in battaglia”, diceva un vecchio saggio marziano.
Questa è la storia di un uomo,  un cacciatore di taglie di Marte, che si faceva chiamare Spike, e del suo amico Jet.
Come si incontrarono non è dato saperlo. Ciò che è noto è che Spike Spiegel, distaccato segugio, esperto nel suo mestiere, era in fuga dal suo passato tortuoso di killer.
Jet Black era un bravo poliziotto, troppo bravo, troppo ingenuo. La sua ingenuità gli costò un braccio e la volontà di battersi per la giusta causa.


I due erano fatti l’uno per l’altro. Cacciatori di taglie. Space Cowboy.
Il Bebop, un ferrovecchio che solcava le frontiere interstellari da lungo tempo, si trovò ad ospitare una ciurma di persone dal passato misterioso. A Spike e Jet si unirono infatti: il cane mutante Ein, la provocante e indebitata fino al collo Faye Valentine, la piccola e rompiscatole hacker Ed (più un’aragosta aliena nascosta in un frigorifero della stiva).
Benché il gruppo sembrasse affiatato e in gamba, quasi sempre le catture fallivano. Nel corso di queste avventure, tutte davvero ben scritte, citando i tipici elementi degli spaghetti western, dei polizieschi anni 70, del cyberpunk à la Blade Runner, uniti ad un amore spassionato per il jazz, il blues e la pop-muzik (rimarcato da una colonna sonora tra le più belle mai sentite in qualsiasi opera televisiva o cinematografica), i protagonisti fanno i conti con i demoni del proprio passato.
Le avventure del Bebop, scritte da Keiko Nubumoto (Tokyo Godfathers) e dirette da Shimichiro Watanabe per lo studio Sunrise, vennero trasmesse per la prima volta in Giappone nel 1998, dall’emittente TVTOKYO, la quale, però, si rifiutò di mandare in onda ben 14 dei 26 episodi della serie, motivando questa decisione con l’eccessiva violenza di alcune scene.
In Italia, il Bebop è approdato nel 1999, nel porto spaziale di MTV (che, almeno per quanto riguarda gli anime, non sta per MerdTV) riscuotendo non poco successo.
Proverei una certa difficoltà, se dovessi scegliere l’episodio che più mi è piaciuto. Il livello, dovuto anche al numero ristretto di puntate, si mantiene sempre piuttosto alto dalla prima alla ventiseiesima uscita. Notevole è l’approfondimento caratteriale dei personaggi, i quali, da apparenti buoni a nulla morti di fame, si ritrovano a fare i conti  con le proprie vite tormentate, con vecchi amici che si rivelano serpenti a sonagli, nemici odiati che si rivelano essere stati solamente capri espiatori, tradimenti fraintesi e vecchie ferite che si riaprono, si legheranno gli uni agli altri da una sincera e profonda amicizia, mostrando un’umanità rara nel futuro in cui vivono.
Alcuni personaggi avrebbero forse meritato un trattamento migliore, ma, comunque, nulla è perfetto.

See You Space Cowboy

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