16 – BIT_rEPRISE

prefazione:

L’idea di questo post non ha avuto tempo di maturare, in quanto s’è fatta materiale e trasposta in inchiostro in un lasso di tempo brevissimo. Codesto scritto è un atto d’amore per una generazione di giochi, per una leggendaria casa ora diroccata, per una console unica, che ha saputo attraversare a testa alta tre ere videoludiche. Pertanto, non aspettatevi lucidità in questi caratteri, poiché non ne troverete alcuna. Di getto, appassionato ed ebbro, così come sto vivendo questa Funari, ho mosso la biro sui fogli (sì, scrivo prima a mano, questione di feeling) e senza sforzo vi ho impresso le mie emozioni; mi auguro riusciate a coglierle.

Buona lettura.


Santoiddio che tristezza, se, per divertirmi con uno stick in mano che non sia la mia fava, devo scendere negli scantinati allagati della mia dimora, tra pantegane e cadaveri di cavalieri dei tempi antichi (come un dungeon che si rispetti), per riesumare quella che è l’unica detentrice del puro e sacro gameplay, la mia console di quando ero nano, l’unica macchina che mi abbia divertito veramente. Io ero piccino eh, son mica attempato come l’LPf o come la cricca pistoiese, gli amiga e i commodore per me son veramente entità remote e misteriose, divinità Lovecraftiane antidiluviane, e ne parlo ancora con un certo timore e suggestione. Io vedo in quel parallelepipedo nero le domeniche di gameplay vissuto con gli occhi barrati, i giovedì di quando papà veniva a prendermi dalla nonna e diceva “Sai Flavio, ho visto un gioco mentre venivo qua, ma purtroppo non ho fatto in tempo…” io lo guardavo con mestizia, ma lui “TaaDaaaa!” e tirava fuori dalla sua saccoccia enorme la scatola nera. Era il gioco di Spiderman, me lo ricordo come se fosse ieri. E ricordo gli strilloni di mia madre, che, in quel ’94 in cui ci trovammo in parecchi col culo per terra, chiedeva una gestione più parsimoniosa delle finanze familiari, ma io non capivo, mio padre mi diceva di nascondere la cartuccia sotto il giaccone, ma io volevo rendere partecipi tutti della mia gioia e, puntualmente, scatenavo liti in famiglia.
E rieccomi qua, a collegare il cavo antenna al CRT marcio e a metter su un bobbo degno di questo nome.

la_Bobbo

Non parte, cazzo. Si accende, sono sul 36, ma i giochi non partono, cazzo. Ci credo, le cartucce stavano provvisoriamente in terra, quando la falda acquifera decise di regalarci un’evocativa atmosfera veneziana. Porca Puttana! Ho i gioini in terra nel garage!
La custodia in cartone di Sonic & Knuckles è andata, il contenuto è fradicio. Addio miei cari giochi, mi avete allietato tante domeniche, vi tumulo in cantina, dove nessuna luce più scalderà i vostri gusci di plastica.
Ma poi un bonobo mi è salito lungo la groppa fin sul cranio, e ora rieccole in camera. Le ho pulite con cura, le o ordinate in un riquadro della vetrinetta tutta per loro.
Non parte, cazzo. International Superstar Soccer Deluxe addirittura è ammuffito! Niente, fine dei giochi. E invece no. Dovevate vedermi, phon in mano, straccio, strofinaccio, e tanta determinazione. “Nulla è irreversibile”; il massaggio cardiaco, “non puoi farci nulla, è morto”, “uno, due, tre”, soffio sui contatti, una respirazione bocca a bocca, soffio la vita nei circuiti stampati. La infilo nell’alloggio, pigio il power rosso. SEGA!!! “CAZZO!!!!”

Mi fa schifo, non mi suscita il benché minimo interesse il pop ipnagogico. E’ una stronzata: i suoni 80s riciclati, gli avanzi dei piatti delle mense ributtati in pentola e serviti nuovamente ai liceali che fanno pure “mmm, buono” girandosi l’indice nella guancia. Però c’è questo nerdone, Alan Palomo, che starà vivendo una funari simile alla mia, forse non gli è mai passata, che gioca e pasticcia, tra le altre cose, con campionamenti di giochi SEGA. A me il disco è pure piaciucchiato, parlo di Psychic Chasm, anche se non me lo porterei su un’isola deserta, né su una abitata, né su una penisola semi-deserta. Però devo ringraziarlo per avermi fatto riflettere sul mio pedegree segaro, e di quanto fossi felice da segaro pria che segaiolo, Gli articoli di Ai Margini, poi il thread dell’EllePi, quanti gioielli screziati e quanta spensierata, innocente, ingenua allegria in quei cieli blu sconfinati, che ti vien voglia di mettere in pausa l’azione e perdertici. E la presa di coscienza sull’estetica di SErvice GAming. Quella sensazione di sentirsi di nuovo bambini, o finalmente idioti, la stessa che provo quando ascolto Frammenti.
Sì, ero io un bambino segaro. Tornai dall’Euromercato con un Game Gear che spaccava i uli, col suo schermino LCD retroilluminato (nintendo puppa) a colori, che diventava una TV con l’adattatore che costava un occhio della mano, e la fame insaziabile di stilo (ma io c’avevo il trasformatore, c’avevo).
Era un Master System portatile, scoprii in seguito. All’epoca manco sapevo cosa fosse un MS. Ah già, c’era la pubblicità del Jerry Calà, “ocio neh”.
Ma poi successe che scesi giù, a casa di Dario. Aveva un monolite nero/grigio con due pad a forma di batarang che mi eccitavano un casino. Il fratello di Dario aveva anche un Commodore e si incazzava quando Dario “provava a far partire le cassettine sul Mega Drive”. “Uh? Mega Drive?”, ”Sì, fa la pubblicità con Zenga e Mancini, e ci gioca anche BatRoberto”. “Uao!”.
Vieni, giochiamo a Golden Axe, c’è il nano che puzza, la zoccola sexy e il barbaro che gli strizza le zizze. Uahahah. Che belle le magie.
E la Formula 1, e Shinobi, e Sonic, e Sword of Vermillion. Lo desiderai, lo volli, lo ebbi. Il Mega Drive 2. Nessun’altra console mi ha regalato più emozioni di quella. “Mamma, che cos’è una console?”, “una cosa ca cunsola a te e fa disperà a me”.

Ho soffiato e asportato lo strato di lerciume che ne ricopriva l’involucro.
Shiuso il sarcofago, è stata come la prima volta che lo aprii, salvo che allora non puzzava così tanto di muffa. Il capo a terra, poiché non ero degno, poi ho aperto il mobiletto dove giacevano le cartucce dopo il diluvio.

SEGA!! “Cazzo!! E’ partito!”. Uno dopo l’altro, tutti hanno respirato di nuovo, e io mi sono sentito come Al-haz Red, autore di innominabili nequizie con cose non più vive e poi non più morte.

Pagani, Premoli, Pabi, Antonini, Graziano, Zappa, De Sinone, Passaro, Galfano, Carboni, Coliuto

Deluxe! Deluxe! Funziona anche Deluxe! (sì, lo si è sempre chiamato sempre e solo Deluxe dalle mie parti). Deluxe era quello messo peggio. Già quando lo comperai non era uno splendore: una cartuccia usata di 309485esima mano, c’è sempre voluto il soffio, l’attesa, il ri-soffio e poi partiva; ma stavolta s’è reso necessario anche un tocco di magia nera che non sto qui a descrivervi.
Deluxe parte, e quella dichiarazione – rinnegata dagli ultimi calcini made in konami – in sovra impressione, e poi il calcio d’inizio, la monetina, Italia-Brasile, “codino” Galfano sgravatissimo e “penna bianca” Carboni, una squadra magica che resterà per sempre nel mio cuore. Ma poi l’atmosfera di leggenda che si respirava, la sporcizia a bordo campo, la telecronaca inglese (credo la prima su mega drive), i palleggi, i gol di tacco, ma dove siamo? Ma dov’è andata a finire quell’atmosfera?

Fine prima parte.

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