fratture_scomposte[AND]le_mille_bolle_Blu_(aka 16 – bit_rEPRISE_pt.2) – reEdit

Voglio fare un film su Streets of Rage. Nessuna uber-produzione, niente effetti speciali di ultima generazione. Voglio il posticcio, il recitato male, il girato peggio. B-movie, ma non le finte tarantinate insulse come Machete. Allora lo voglio C-Movie, anzi, S(hit)-movie e tagliamo la testa al toro. Deve essere un fiasco totale, guadagnare zero, essere una macchia indelebile per tutti quelli che ci hanno lavorato – che nessuno li ingaggi più nemmeno per le pubblicità à la Troy Maclure.
Come lo vorrei? Ah, cazzo, me lo sogno dall’età di 7 anni. Innanzi tutto, dovrebbe essere un film unico, senza seguiti. Scelta artistica, obbligata anche dalla bancarotta della casa di produzione immediatamente dopo l’uscita del lungometraggio. La metropoli dall’alto, come una panoramica stile anni ’80, di notte. Lo skyline e la scritta “Bare Knuckle”. Introduzione scritta che introduce i personaggi come se li conoscessimo già, come se fosse un seguito di un capitolo mai uscito. Qualche licenza a-poetica: Mr. X regna sulla città, con gli sgherri del Sindacato che imperversano per le strade e terrorizzano gli abitanti. La polizia è impotente. Axel e Blaze, consegnati i distintivi, sono ora a capo di una banda che contende la zona di ad altre bande rivali.
Poi l’azione, subito, bam! Un’operazione di polizia che finisce male, un poliziotto, Adam Hunter – vecchio amico di Axel e Blaze – , viene ferito dai teppisti al soldo di Mr. X, che lo riconoscono e lo portano dal loro capo.
Appresa la notizia, i due protagonisti mobilitano la loro piccola armata. Per raggiungere la roccaforte del Sindacato, gli amici di Hunter devono attraversare i quartieri presidiati dalle bande nemiche, alcune delle quali controllate indirettamente da Mr. X (è il caso della banda di Shiva, che Axel affronterà in un duello all’ultimo colpo). D’obbligo l’inserimento degli scenari più famosi della serie: il ponte in costruzione, la spiaggia segara, le strade dei primi livelli, , ma, soprattutto, la carrellata epica dell’ascensore tratta dal primo SoR, con la visuale che si distanzia dal quartiere piscioso e sale, sale, fino all’inquadratura d’insieme della città che nasconde tutte le brutture del dettaglio. Sarà la parte più costosa da realizzare e forse quella con il maggior numero di morti tra gli stuntman.
Una serie di rippate senza ritegno da “I Guerrieri della Notte” (che già aveva, di per sé, una struttura a livelli propria dei Beat ‘em Up) fino alla conclusione ovvia della morte (presunta) del boss e la liberazione dell’amico in ceppi.
Gli attori: beh, per quanto riguarda Axel, un cane palestrato vale l’altro. Per Blaze, basta che sia figa. Adam sarebbe figo mostrarlo invecchiato e imbarzottato, ma, alla fine, basta che sia negro. Per Mr. X si dovrebbe riservare un posto per un cagnaccio dal pedigree speciale. E chi meglio di Steven Seagal potrebbe interpretare quel ruolo?
Su una cosa non si dovrebbe transigere ed è la colonna sonora firmata da Yuzo Koshiro. Ecco, basterebbero anche i remix dei pezzi del “II”, con qualche estratto dal primo, basta che si tralasci completamente la OST dell’ultimo episodio, che fa pietà.
Trasuderebbe spirit come nessun’altra pellicola basata su un videogame e finirebbe dritta dritta nel memoriale dei film più trash della storia, appena sotto Giant Shark vs Octopus e quel cesso di sequel di Highlander andato in onda l’altra sera.

Ma la funari che mi ha assalito è furiosa e devastante e mi ha scosso nel profondo fino a spingermi a comprare da un inglesino indegno

Street Fighter II Special Champion Edition, quella con tutti i pg sbloccati e la modalità hyper.

Del IV mi sono talmente rotto i coglioni che l’ho ripudiato dalla mensola in favore dell’antenato. Tutt’altro carisma, tutt’altro tiro. Rufus, ma ti levi dai coglioni?
Vogliamo parlare degli sfondi? Dai. Guardo il IV e mi rattristo. Se va bene, sono rippati dai vecchi, ma quello che dovrebbe donargli una nuova vita invece li affossa, guadagnano in animazioni, ma sono grezzi e poveri. Poi torno sul II, vedo quello di Dhalsim: elefanti in un tempio? E perché no? Dhalsim è un eroe, un santone, un asceta, uno street fighter, cazzo. Quel tempio potrebbe essere un luogo dove si raccoglie in meditazione, dove l’energia fluisce in tutte le sue forme, un posto dove dimora soprattutto l’armonia.
E Ken? Quei battelli sulla baia di New York, ah caro vecchio sogno americano, lanterna verde che mi chiami da lontano, come poss’io raggiungerti? Ken è Jay Gatsby col kimono, BOOM, sì, è una bomba, una pelé, ma è così e dovete accettarlo. I soldi, il potere, la bella vita, le fihe, ma, quando manca quello che si è sempre bramato, viene meno anche la felicità, ed è la rivalità con Ryu a risvegliare lo spirito guerriero dell’americano.
Ryu, invece, è l’ultimo dei grandi guerrieri raminghi, senza signore, senza confini, un ronin, che, dal suo Giappone, parte alla ricerca di nuovi avversari, al fine di migliorarsi. Sui tetti del dojo, aspetta quiescente come un vulcano prima dell’eruzione, la notte squarciata dalle luci dei sui hadoken, la quiete turbata dalle grida della battaglia.
E’ un mondo schiacciato sul pannello solo visivamente, perché ha un carisma che buca lo schermo e non servono gli occhialini 3D per vederlo.
Lo Shadaloo, la base militare di Guile con quello stile così Top Gun, Sagat col suo buddha sdraiato, quel gran merdone di Balrog, Vega lo spanish-ninja-gaydentro-yodel-artigliato, Chun Li “sono la zoccola più forte del mondo”. Come si fa a resistergli?
Ho dato già alle fiamme il BR del IV assieme all’arcade stick, manco a far fuoco son buoni. Crepa Capcom.

Capitolo a parte: Mamma ho preso la Shino

Dalla Funari alla Shino il passo è breve:

“Stai sfociando nel trash, significa che la funari è fuori controllo. Sarà del tutto irrecuperabile quando godrai di più a giocare a quella che alla roba bella.

Quella non è più funari, si chiama la Shino.”

Poi scoprii che anche mio cugino aveva il MD. A casa sua, bo, forse era il suo compleanno, ricordo che bevvi tanta coca-cola quanta non ne ho mai più bevuta in tutta la mia vita, dovevo pisciare da svenire.

“Vieni, vieni: andiamo a giocare”, “ma veramente dovrei… vabbuò”.

E schiuse una custodia, e nello slot delle cartucce infilò l’hack ‘n’ slash delle Tartarughe Ninja™. Diodiddio! Giocammo in co-op un livello nelle fogne, poi partì la pelé del congiunto sul fatto che il MD l’aveva vinto a un programma TV che proprio non me ne fregava un cazzo,sicché filai al cesso che rischiavo la fine di Nonno Simpson con i reni esplosi. Dopodiché i vecchi dissero che si doveva tornare a casa e me ne andai, dimenticando di segnarmi il nome del gioco. “Vabbè, quanti giochi delle Ninja Turtles vuoi che abbiano fatto?”.

Tempo dopo si palesò l’opportunità di visitare il capoluogo e pensai che avrei  sicuramente trovato in qualche negozio/mercatino la cassetta delle Tartarughe. E infatti la trovai. Ma non era lei: era il picchiaduro scrauzo delle Tartarughe, un cesso. Nemici orribili (le stesse tartarughe, ma con colori diversi… cloni), un set avarissimo di  mosse per ogni personaggio e senza nemmeno Shredder (che senso ha un gioco sulle Tartarughe, per giunta picchiaduro, senza Shredder?). Il bello è che mi piaceva pure. Non era quello che cercavo, la quest napoletana fallì, ma con quel gioco mi intrattenni per parecchio tempo. Non potevo saperlo, ma da bambino avevo la Shino.

Sulla stessa lunghezza, stava Clayfighter… gosh, che cesso. Era il periodo in cui si comprava in base alle cover, e quel pupazzo di neve incazzato faceva tanto Tim Burton.

Inguardabile, ingiocabile e incomprensibile.

Inguardabile perché era brutto, semplicemente: le sprite erano pure belle grosse, davano anche quell’idea di “rotondità”, ma i personaggi erano proprio orrendi, e le animazioni erano pure peggio. Gli scenari poi erano fermi, inanimati. Davvero osceni.

Ingiocabile perché la risposta ai comandi dei pupazzoni era rallentatissima.

Incomprensibile perché non si capiva il motivo per il quale questi esseri si mazzulavano. Diventare i re del circo? Ma vi levate?

Fine seconda parte.

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