Su Bold as Light, di Stephan Micus

Succede che quando uno ti abitua bene per quattro decadi, ti aspetti le stesse suggestioni a ogni uscita, e il rischio di rimanere delusi cresce esponenzialmente. Stephan Micus forse ha abituato troppo bene il suo pubblico. Ora si riaffaccia sul mercato con Bold as Light.

Nel suo giardino zen, ogni cosa è in armonia perfetta. Qui trova ispirazione e vi lascia entrare gli ascoltatori.

Il rito si compone di improvvisazioni, sovraincisioni di strumenti e voci (la sua, fino a 19 tracce contemporaneamente), un’attitudine spirituale e minimalista allo stesso tempo. È con le labbra su un raj nplaim, uno strumento a canne, ottenuto dal bambù, popolare in Laos. Soffia in uno shakuhachi: il flauto giapponese dei samurai. Lo sho, altro strumento a fiato, di  cui è un virtuoso. Pizzica diversi esemplari di zither, parente della cetra greca, quindi della chitarra, del sitar, del dulcimer, del koto, del guzheng.

Manca l’apice, la catarsi, il brano da brividi lungo la schiena. Che poi è quello che si adora dei suoi lavori, più della ricerca che li precede. Rimangono momenti di meditazione: la stasi introspettiva di The Shrine; Golden Ginkgo Tree, kalimba e shakuhachi; The Child, quasi forma canzone (avesse una parte cantata, lo sarebbe). È una seduta meditativa che non porta all’estasi. Non si trascende: pesanti, si rimane ancorati al materiale. Qualcosa non funziona.

Stephan Micus nasce a Stoccarda, nel 1953. Cresce in piena era Kraut Rock. La folgorazione arriva con Hosianna Mantra. Da lì, la decisione di voler cercare le radici più arcaiche della musica orientale (e non solo). La Via della Seta, riscoprirla. Mediterraneo, Asia Centrale, Medio Oriente, Asia Minore, India, Cina. Oltre: Giappone. Sud: Africa. Tocca la terra, affonda la mano. Apprende usanze, studia storia. Impara gli strumenti, ne sperimenta le sinergie. Implosions, Ocean, Wings over Water, Garden of Mirrors le pietre angolari della sua discografia.

Licenza Creative Commons
Su Bold as Light, di Stephan Micus by Flavio Del Prete is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 3.0 Unported License.

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