Su Lloyd Miller & The Heliocentrics (OST)

Devono averci preso gusto, visti i risultati, e Strut Records non può che compiacersene: affianca agli Heliocentrici un pezzo da novanta e il risultato è garantito. A questo giro, il compagno di viaggio è Lloyd Miller, etnomusicologo americano, jazzista polistrumentista, esperto di folk orientale/medio-orientale, conduttore televisivo.

OST è un Milione del XXI secolo. Il vascello interstellare barattato con una carovana. Il diario di viaggio di un mercante errante, sonetti composti in una via di Tabriz, schizzi a margine di panorami incommensurabili, fiori essiccati dalla Cambogia. La sacca con dentro spezie dagli angoli più remoti della scacchiera. Ogni brano porta al suo interno i tratti di un paese, le sue tradizioni, le coordinate di ogni casella.

Spiritual Jazz è il racconto di un’ascensione e una dichiarazione di intenti. Assieme a Modal, costituisce il più esplicito omaggio possibile all’ultimo Coltrane. Ma se con Trane l’orientalismo era preghiera, mantra, disciplina, in OST è ricerca scientifica. Campioni di stoffa da portare in laboratorio, per studiarne le trame e i colori. In Spiritual Jazz sono lo zithar, il ney, vibrafoni, che si affiancano, si susseguono, si rispondono, si abbracciano con linee di clarinetto, piano e basso, reiteranti, ipnotiche.

Salendro e Bali Bronze sono due varietà di gamelan, uno giavanese/indonesiano, l’altro balinese. Il secondo brano è bipartito in una fase folk solenne e in una tachicardica, dove il piano si sposta al centro della scena trasformando il rito in un inaudito pezzo di indo-jazz. Salendro è un pezzo meraviglioso. Due minuti di una delicatezza estrema, dove le note del piano si fondono e confondono con quelle del vibrafono. Il pezzo forte – o folle – del disco è Lloyd’s Diatribe, il più Heliocentrico della tracklist. Uno show dove il funky drummer Malcom Catto può finalmente mollare il freno, assieme a piano e sassofono, che si abbandonano ad un’improvvisazione virtuosa e circolare. Una levitazione verticale, come un derviscio ebbro della danza che si eleva ad uno stato superiore. A parte, Miller si prodiga in uno spoken word logorroico e gigione.
Chiude Sunda Sunset, che trasporta l’ascoltatore verso una quiete crepuscolare. Il meritato riposo nel caravanserraglio, attorno al fuoco, dopo tanto pellegrinare.

Licenza Creative Commons
Su Lloyd Miller & The Heliocentrics (OST) by Flavio Del Prete is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 3.0 Unported License.

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