The Death of Shinobi

Se potesse, il vecchio Musashi farebbe seppuku. Alfiere di Sega da ben prima di Sonic, oggi schiavo di  una Sega moribonda, che si trascina rivangando nel passato. Dopo l’imbarazzante Sonic 4 a puntate, dopo le figure  di merda da publisher di titoloni quali Alpha Protocol e il prossimo Anarchy Reigns, l’ultimo scempio va in scena sul 3Ds e vede coinvolto  niente di meno che il padre del ninja bianco.

Come può una casa gloriosa – per quanto decaduta – fare tanto male a uno dei suoi figli più belli?

Io me lo ricordo il mio primo Shinobi, è del  1989. Il Revenge, forse il più acclamato. Non da me: io lo odiavo. Un manichino che sparava kunai, passeggiava per i livelli, legnato da tutti. Terribile. Chiusi subito con lui, lo bollai come merdone e tale è rimasto fino ad oggi.

La mia rivalutazione della saga è storia recente. Il mio gran maestro di gameplay mi poppa una foto su AiMargini. Nessuna spiegazione, nessuna didascalia. Mi dice solo <<va’ e agisci>>. Il titolo recita “The Super Shinobi 2”. La cover è già un’opera d’arte: è notte fonda, la luna è enorme, l’ombra pallida aspetta furtiva su un ponte; una struttura modernissima sovrasta uno scenario feudale. Shinobi è un eroe tradizionale solo in parte. Il personaggio salta fuori dal folklore giapponese (visto rigorosamente coi cliché di un occidentale), ma il mondo in cui si muove è quel groviglio ipertecnologico di cavi, macchine e mutazioni genetiche presenti in tantissime altre avventure di Sega.

Quando incastro la cartuccia nello slot, non posso credere ai miei occhi. Mi prendo a schiaffi. “Stai sognando”, mi dico. No, per niente. Che fine ha fatto quel mokujin ingovernabile? Questo è la sua “incarnazione”, il tocco di legno che diventa un pupo vero. Corre, affetta nemici al volo, tira calci volanti, salta da una superficie all’altra, si appende ai soffitti, va a cavallo. Madonna benedetta dell’incoroneta!!! Sono solo al primo stage e già ho visto più gameplay che in tutti i titoli della gen attuale. È tutto velocissimo, strati su strati di parallasse scorrono, mentre Musashi si muove come uno spettro tra una marea di nemici. Poi arriva il boss ed è a questo punto che bisogna stoppare un attimo e fermarsi a riflettere. “Chi sono? Cosa sto facendo? La mia vita è tutta una bugia? Perché accetto la merda che mi propinano e mi sforzo di farmela piacere?” La bocca è impastata, una lacrima solca il viso, con un gesto asciugo il sudore dalla fronte: faccio ripartire l’azione e ciò che vedo è dio. L’unico dio manifestato, s’intende. Dio Ghemplé.

       

Dei mostroni grossi come palazzi, meraviglie di intarsio genetico e demoni capelloni del Giappone, Mecha anfibi e Godzilla meccanici, con le animazioni più belle che si siano mai viste. Tosti, ma mai difficilissimi. Bilanciamento divino, che invita a crescere, levigare le imperfezioni della tecnica, diventare ninja. La chicca: i boss sono una presenza costante per tutto il livello; balziamo da una piattaforma all’altra, tranciamo gli agenti di Zeed come pescespada al mercato di Ballarò, ma se poniamo attenzione allo sfondo, degli occhi famelici non ci mollano nemmeno per un istante. A testimonianza di quanta cura veniva riposta nel level design, a dispetto di una povertà di mezzi tecnologici che mette in imbarazzo gli sviluppatori dei giorni nostri.

Era il 1993, il gioco era già pronto da un anno buono, ma Sega volle la perfezione perché gli potesse appiccicare il seal of quality. E la ottennero, tutti. L’asticella fu posta così in alto, che nessuno sarebbe mai più riuscito a superarla. Nacque un modello che avrebbe fatto scuola, cui tutti si sarebbero ispirati in futuro, compreso l’orribile  butterato con Ninja Gaiden Black. Il suo ninja trashone e truculento vive un nuovo periodo di splendore, mentre Shinobi ravana nel guano del 3DS. Meditate, bimbi, meditate.

Quanto a me, maestro di gameplay, mi offro volontario per l’uccisione rituale di Joe Musashi, per evitargli l’ennesima onta. Se anche Sega dovesse optare per l’estremo gesto, la lama del mio wakizashi è sempre affilata.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...