Su Salon des Amateurs, di Hauschka

Il piano preparato è sempre lo stesso. È l’occasione che cambia. L’Hauschka di Ferndorf è rimasto a casa  a sfogliare l’album dei ricordi, questo di Salon des Amateurs è l’Hauschka che ha voglia di smuovere culi. Culi indie, si intende, quindi non aspettatevi la cassa ritta e il sudore sul dancefloor.

Convoca il batterista Samuli Kosminen dai mùm e il sound ne risente, perché “Girls” potrebbe essere presa per un pezzo di un disco a caso degli islandesi indietronici. Completano il quadro dei collaboratori la violinista Hilary Hahn (vincitrice di un Grammy Award nel 2004) e tizio e caio dei Calexico.

Ok, Hauschka non è mai stato un tipo restio al cambiamento. Dall’ambient-classical dell’esordio, alle escursioni in territorio jazz di Room to Expand, tenendo sempre il minimalismo come elemento basico attorno a cui sviluppare idee. Ma Salon è uno strappo deciso. Cos’è successo dopo Foreign Landscape? È successo In D.

Il risultato di questa folgorazione è percepibile immediatamente in “Radar”: una formula inaudita di minimalismo folk, con un uso degli ottoni che fa il verso a Terry Riley, spaccato da un ritmo sbilenco battuto dal pianoforte stesso.

“Two AM” è  il Michael Nyman di Lezioni di Piano upgradato con innesti techno. “Tanzbein” sembra un possibile restauro di Music for 18 musicians. Una trama minimalista germoglia dai sintetizzatori, mentre le parti di piano seguono percorsi ripetitivi, lineari, melodici, che si giustappongono, cadono come rami di rampicante da una parete, e tu puoi concentrarti su una linea sola o goderne il disegno d’insieme.

La composizione “classica” di Ferndorf viene abbandonata in favore di uno schematismo quasi meccanico nella costruzione dei pezzi. Pezzi che vengono poi smontati e ricombinati con le composizioni di Kosminen e i due Calexico, sviluppate dai dettami dello stesso Hauschka. Il prodotto finale risulta delicato, piacevole, mai noioso, persino ballabile, e si impone tra i migliori ascolti di questo 2011, oltre ad essere, ad oggi, l’album più convincente del pianista di Dusseldorf.

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Su Salon des Amateurs, di Hauschka by Flavio Del Prete is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 3.0 Unported License.

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