Su Batman Arkham City

Quello che ci porta da Arkham Asylum ad Arkham City è assimilabile a una rottura di palle. Pensate a una palla di vetro con la neve: un sistema chiuso, isolato, perfetto. Rompete questa palla e ciò che c’era all’interno ora fa parte di un sistema più complesso. I Rocksteady rompono il vetro e rieccoci nella bat-suit, sei mesi dopo i disordini di Arkham. Lo schema è quello de Il Lungo Halloween e seguito – e un po’ di Terra di Nessuno: tutti gli evasi del manicomio si lanciano contro il pipistrello, manovrati da un burattinaio nell’ombra, a sua volta manovrato da un burattinaio in un’ombra più buia, probabilmente manovrato da etc. etc. Ma il ring questa volta è più grande, col rischio di essere più dispersivo e più confusionario. In realtà, lo sarebbe per chi del multiverso DC ha una conoscenza scarsa. Per chi invece con Batman ci è nato e cresciuto, e dei suoi compagnucci della JLA ne sa quanto basta, Arkham City è il paese dei balocchi. Gli occhi si inumidiscono quando si spiega per la prima volta il mantello. Svolazzare da Crime Alley al tetto del vecchio commissariato, dalla cattedrale di Gotham alle industrie Sionis è come tornare bambini col costume di carnevale e sentirsi di nuovo Batman per un giorno. Il mantello, appunto, è un esempio della nuova complessità di “Arkham City” : è un elemento già presente nelle meccaniche del primo capitolo, ma qui assume una connotazione tutta nuova che si adatta ad un modello diverso. Se l’azione in una struttura detentiva può portare a sviluppare delle meccaniche ascrivibili al tag “Metroidvania”, la struttura aperta di Arkham City le indirizza decisamente verso uno stile sandbox del tipo di Spiderman 2 – il che lo rende un tentativo tutto sommato “onesto” di realizzare un seguito: chi vuole un metroid ha Arkham Asylum, chi vuole l’eccellenza dei sandbox ha questo. Ora è possibile spostarsi in un’area urbana gigantesca, compiendo virtuosismi in volo con la combo mantello-rampino, volare in picchiata, atterrare sui nemici, farci un po’ quello che passa per la testa. Meglio: farci quello che passerebbe per la testa a Batman. Cose che erano impossibili, negli spazi angusti del manicomio criminale.

Lo scenario è così denso di segni, di collegamenti a tutto ciò che è stato scritto, disegnato e filmato del bat-verso che prende piede la paura di potersi perdere anche il minimo dettaglio. Perché nulla sembra superfluo, ogni traccia è fonte di soddisfazione (quando non commozione) per il fan. Anzi, forse è vero il contrario: c’è troppa roba bella, che sarebbe dovuta essere centellinata per altri eventuali episodi. Troppi antagonisti in parti più o meno significative, troppe apparizioni, camei, fino al più fugace degli avvistamenti. Il troppo stroppia, anche se riguarda Batman. Ma mi rendo anche conto che di roba meravigliosa ce n’è così tanta che è difficile per gli autori non farsi inghiottire dal gorgo. Azione e narrazione sono un flusso di intrattenimento costante, quasi mai prevedibile, anche nel solo girovagare per i vicoli. Questa volta Dini ha saputo porre rimedio al neo più vistoso dell’avventura precedente: è riuscito a sbrogliare in maniera impeccabile la matassa da lui stesso creata, senza stonature o fasi “trascinate”, mantenendo anzi la tensione fino al finale e riuscendo persino ad aggiungere spunti nuovi sul rapporto tra l’eroe e le sue nemesi. Parallelamente, i game designer hanno saputo mettere la colla sul pad. Picchiaduro, adventure, stealth, boss fight finalmente degne, fasi alternate con sapienza in una cornice da baloccone nintendaro.

Non ha nulla di meno rispetto alle graphic novel sul pipistrello più famose. Anzi, l’impressione è proprio di esserci finiti dentro magicamente, come in un libro di Myst. È anche un manifesto delle potenzialità dei videogiochi: quale altro medium farebbe entrare con tutte le scarpe il fruitore in un mondo finzionale come quello costruito da Rocksteady Studios? Forse è giunta l’ora che gli altri media inizino a preoccuparsi di avere qualcosa da invidiare ai videogame? Nel caso specifico di Batman, sì. [10]

Licenza Creative Commons
Su Batman Arkham City by Flavio Del Prete is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 3.0 Unported License.

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