Su Labyrinths, di Polinski

La videogiocosità in territorio musicale è diventata un aspetto da tenere in considerazione. Come se non bastassero quest’anno l’ultimo di disasterPEACE e i bagliori arcade degli Africa HiTech, ecco sbucare, inatteso, Labyrinths.
Polinski gioca a fare il game designer, che poi è come fare il novelist, ma più nerd. Il disco infatti è un concept, prima che sulle indagini di un detective, su un adventure e il mondo in cui si svolge. Un’architettura fatta di livelli, piattaforme che si sovrappongono e si incastrano; spazi all’apparenza sterminati sono griglie di scacchiere bidimensionali. Il mondo di un’avventura è un insieme di labirinti di pixel. Vai a destra, vai a sinistra, vai dritto. Al suono il compito complicatissimo di rendere questa struttura con gli incastri ritmici e melodici, il timbro degli strumenti perfettamente “sintetici”: i vapori di “Misericordia”, i sintetizzatori à la John Carpenter in “Still Looking”, il suono tarocco/plasticoso del piano che segna un po’ tutto l’album.

“Stitches” è la sublimazione di tutto questo:

when the pixels form
through the copper wire
it’s time to remember what you said
when the oceans rise
under metal skies
some books are just better left unread
when the pixels form
through the copper wire
it’s time to remember what you said
when the message comes
i’ll be far from here
some truths are just better left unsaid

… e si continua in un unico flusso fino a “Tangents”, il gioiello della tracklist. Le chitarre formano barriere soniche invalicabili fino a metà brano. Qui  il ritmo si fa spietato, con i beat della macchina da scrivere di “China my China” aggiornati e declinati in una techno mirabolante e astratta, che ci risucchia in un universo sintetico.

Come descrivere in definitiva Labyrinths? Ricombinante e cubista come la OST di Portal 2, ma più coeso. Il prodotto di un’infanzia plagiata dalla fantascienza retro-futuristica/carpenteriana e dalle avventure testuali. Accattatavillo.

LABYRINTHS from polinski on Vimeo.

Polinski, al secolo Paul Wolinski, è lo smanettone proggarolo dei 65daysofstatic.

Nota a margine:

la bellissima copertina è opera di Caspar Newbolt, già autore di quella di Silent Running, l’ultima uscita discografica dei 65daysofstatic.

Aggiornamento:

il 16 dicembre, Polinski ha pubblicato una versione alternativa di AWaltzOfLight:

Licenza Creative Commons
Su Labyrinths, di Polinski by Flavio Del Prete is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 3.0 Unported License.

3 pensieri su “Su Labyrinths, di Polinski

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