Videogiocosità #2

Continua da: Videogiocosità #1 – Nuovi proggers e Videogiochi

disasterPEACE (aka Disastertron, aka Rich Vreeland) mi mette in difficoltà. Avevo detto “niente colonne sonore ideali di VG” e invece eccolo qua. Ma un motivo c’è: è un genio. L’esordio risale al 2005, ma è l’anno scorso che ha fatto il botto – si fa per dire – con “Rise of the Obsidian Interstellar”. Una copertina spixellata, un nome proggoso, e le note sul suo sito: “A small band of galactic travelers are bound together by mysterious circumstances. Meanwhile, in the darkest reaches of the universe, an unparalleled force dwells on ambiguous intentions.”; tanto basta a costruire il concept e farci girare il disco attorno. Pacchiano, epic, nostalgico. Fosse un gioco, penseremmo ad un jrpg, invece è un disco prog. Prog-elettronico-synth-danzereccio, chiamatelo come vi pare. Porgete l’orecchio: c’è Rick Wakeman imprigionato nel SID del Commodore 64? E i rivoli che diventano torrenti in un gracchiare di chip 8-bit, non sembrano il connubio ideale tra il soft-loud degli Explosion in the Sky, il melodismo barocco dei Genesis e le colonne sonore di Chris Huelsbeck? [youtube:http://www.youtube.com/watch?v=mngyigBz7uY%5DPassa un anno e il nome di Rich salta di nuovo fuori con Fez. Fez è un gioco geniale, fresco, “prismatico”. Le musiche scritte da disasterPEACE riflettono e rafforzano quest’immagine in maniera esemplare. Sembra un paradosso, ma il suono qui è molto meno videogiocoso. Mi spiego meglio: la spacconaggine e  gli incastri ritmici di “Rise of…” lasciano spazio a un sound più diluito. Se i riferimenti prima erano il prog e un suono barocco, ora abbiamo i Mùm e compagnia folktronica. E qualcos’altro: arabeschi vangelisiani, l’ambient di scuola Budd/Reich, i Boards of Canada in “Sync”. È incredibile quante sensazioni e quante immagini riesca a evocare con un parco suoni così stringato. Rich è anche il co-fondatore dell’etichetta chiptune “II”, ma non scomodatevi: non c’è molto da salvare.[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=ksTqYFlpNxw%5D

Three Trapped Tigers, che in italiano significa: “come ti smerdo i Battles sul loro stesso terreno”. Sono cazzoni, intellettuali e misconosciuti. Dicono di non riconoscersi in nessun genere, ma chissenefrega: fanno math-rock, all’incirca. Pensate che nemmeno riescono a risentire quello che suonano. E grazie! I signorini vengono dalla classica e dal jazz, fanno i fighi scervellandosi a riprodurre un rumore quanto più sfaccettato e stratificato possibile. Ma di quello che loro trovano inascoltabile non deve interessarci: l’autore non conta un cazzo. “Route One or Die” suona da cani, ma, a parte questo, spacca. Spacca, crepa, sfonda, riassembla, patcha. Mosaici di errori, disturbi del segnale, melodiole catchy e ritmi impazziti: math rock reloaded. Come si sbroglia la matassa? Come vi pare. Magari partendo dai video. Noise Trade e i suoi poligoni grezzi, stile giochino indie, accompagna un brano che si rifà ai 65dos. Quello di Reset è semplicemente osceno. L’autore Chris Boyle è stato meticoloso nella ricerca del brutto-brutto (quindi bello). Ci si vede tutto ciò che sono i TTT. E, se avete una pessima opinione della matematica, fa niente: in ROoD c’è tanta di quella roba che qualcosa di bello sicuramente la trovate. Il prog geometrico di Discipline intaglia l’intro di Cramm. C’è un mood claustro-futurista à la Gary Numan, che caratterizza un po’ tutto l’album. Ulnastricter giustifica il tag IDM nelle info del file. C’è un po’ di Ambient a smorzare la tensione tra un’eruzione e l’altra. Visto nel suo insieme, è un groviglio tentacolare che si espande in tutte le direzioni. Stessa roba, Numbers: 1-13. Suona ancora più da cani, e spacca altrettanto. Raccattano quanto di buono pubblicato nel periodo precedente a Route One or Die e lo inscatolano in questa raccolta. Dalla cacofonia tagliata a spigoli vivi, a quelli IDM, tutti sono stati impilati senza nome. Oggetti che non hanno identità, se non nel momento dell’ascolto. Hanno mischiato tutto senza badare alla compattezza. Della coerenza se ne sono sbattuti proprio, il risultato è incoeso, spaciugato nell’insieme, eppure perfettamente geometrico nei singoli frammenti, fighissimo.[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=N5nmP5xv0lE%5D

A questo punto sorge il dilemma: c’è un’influenza diretta dei videogames o è solo una pippa mentale? Beh, la loro musica è un groviglio totale, no? Allora i videogiochi li tocca di certo. Ma poi scusate, non pare pure a voi che la natura stessa della loro musica rimandi al puro gaming arcade: iperdinamica, multicolor, stratificata? Loro sono videogiocosi, che ne siano consapevoli o meno.

Continua

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Videogiocosità #2 by Flavio Del Prete is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 3.0 Unported License.

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