Videogiocosità #4

Ancora Elettroludica

Se anche il paparino si mette a videogiocare, vuol dire che è proprio hype. Nel 97 se ne uscì con quel gioiello di incastri di Hard Normal Daddy. “Squarepusher è un clone (più) schizzato di Aphex Twin”, chiosarono in coro. Beh, un po’ è vero. Ma, per quello che ha rappresentato per la next gen – gente tipo Boxcutter, FlyLo e altri – forse il Jenkinson merita un trattamento migliore. Un carpentiere folle, che taglia, incolla, inchioda seguendo un disegno. Hard Normal Daddy era una sorta di On the Corner drill and bass. Una pesca selvaggia negli archivi di colonne sonore anni 70, un lavoro certosino di smonta e rimonta analogico, di sample crivellati dalla drum-machine. Risultato: pietra miliare (i want to believe). Segue una sfilza di EP ed LP così così. Poi Ufabulum, quest’anno. Forse non è “Hard Normal Daddy 2”, ma segna un passaggio importante: il casco. No, sul serio. Quel casco significa tutto – assieme allo sfondo di led. I Daft Punk non c’entrano manco di striscio. Jenkinson è morto, adesso è un cyborg. La sua anima sintetica si muove all’interno di una matrice digitale. Fa ancora musica, come Robocop continua a fare il poliziotto. Te ne accorgi da Stadium Ice. È ancora un pezzo (drill and) jazz. Più o meno. È ciò che la sua mente artificiale ricorda del jazz: il ritmo, lo scheletro; il resto, la carne, i sample, rimpiazzati da onde quadre, bit, bip. Partenza indolente, finale col pavimento che si frantuma sotto i piedi, il tempo diventa frenetico, con impennate trionfanti di sintetizzatore. Lo schema vale bene o male per tutte le tracce: un cubo di rubik preso a martellate e rimontato in forma di scultura pixellosa sempre diversa. Drax 2 è il laser-encefalogramma di un automa (Asimov™). Un battito algido, il boot del sistema operativo, il primo stimolo nervoso. Ne arrivano altri, e i processi si moltiplicano, si giustappongono, si contrastano. Udiamo i suoni, vediamo i led disegnare figure. Geometrie astruse, angoli sfasati, lati che si increspano su un piano deep-techno.

Dark Steering dimostra che un AI può provare emozioni. Non solo combinazioni cervellottiche di battiti e rigurgiti glitchy graffiati su un pentagramma elettronico, in Dark Steering c’è melodia. Beh certo, è lì che fa il pelo alle moto di TRON, tamponata dai beat, che a tratti la strappano, la scompongono, ma c’è. Come c’è in Red in Blue, diluita in una specie di pezzo ambient Bowiano periodo berlinese. Anche se è più evidente in Unreal Square e più smaccatamente videogiocosa. Marcetta retro-futuristica, malinconica come può esserlo un Alex Kidd giocato ai giorni nostri. Basta una Energy Wizard 2-steppata per accostarlo a Skrillex? Sì.[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=8KX3Sb6-WIY%5D

Non hanno grazia, ma tanto non serve per scalare classifiche. Sono due tarri di  Londra con bionda vocalist a seguito; hanno una formazione classica/jazz alle spalle e una cotta per i Daft Punk che è dura far passare. Sono i NERO. Il mondo li scopre nel 2009 con “Blinded by the Lights”, remix di “The Streets”. Il 2011 è l’anno della consacrazione: l’LP d’esordio Welcome to Reality si piazza #1 in UK. Musicalmente, sono un interstizio tra elettropop e dubstep. Qualcosa che è un po’ la pop-izzazione delle sbrodolate dub-steppare e porta un po’ di novità nel mainstream. Oddio, in verità è tutto ampiamente riconducibile a nomi e generi noti, ma è la miscela a fare la differenza. Una miscela un po’ grezza, dove ritrovi Skrillex (ancora) a far la soundtrack a Terminator: Doomsday. Fugue State è un Potpourri delle peggio tamarrate e sample pseudo-classici di pianoforte tritati e riassemblati alla rinfusa, che grida “Justice”! “In the Way” è un brano di Benga!, non è vero ma ci starebbe. Must Be the Feeling è la Disco Music che si ballerà nei locali vintage del 2808. Ma ora droppo la bomba: l’avete vista la copertina, sì? Sapete che città è quella sullo sfondo? Come lo so? Buttate un occhio sul video di “Me and You”. I fenomeni hanno preso Streets of Rage 3, l’hanno fuso con Out Run 2019 e ne hanno fatto un video per esemplificare la loro estetica cyberpunk. Le scelte dei capitoli delle rispettive saghe non sono casuali: i più “malati” e meno SEGAri per definizione. Perché i Nero delineano un suono, quello di una città, quello dei club, dei vicoli, dove la vita prosegue anche dopo il doomsday.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=bE47er6qnqg%5D

Licenza Creative Commons
Videogiocosità #4 by Flavio Del Prete is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at https://denigro.wordpress.com/2012/10/03/videogiocosita-4/.

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