Su Arc, degli Everything Everything

EE_Arc_Cover

Poco più di due anni di attesa, anticipazioni centellinate e grandi aspettative. Poi Cough Cough e Kemosabe, due singoloni, e l’hypometro impazzisce. Tutti i fan avrebbero scommesso su Arc disco dell’anno già a Gennaio. E invece? Invece qualcosa è andato storto. Potremmo dire che l’unico problema di Arc sia il suo stupendo predecessore. E sbaglieremmo. Sarà pur vero che il confronto (inevitabile) con Man Alive rimane impietoso, ma Arc è un disco che non convincerebbe nemmeno se fosse un debut album.
Anzitutto, c’è un problema di identità, che si risolve solo facendo finta che i due singoli di lancio siano due “satelliti” estranei alla tracklist. Quelli di Cough Cough sono ancora gli Everything Everything di Man Alive, solo più pessimisti e dai toni più dark. Sempre geniali nell’uso ritmico-percussivo dell’onomatopea, i soliti mostri nell’incastrare elementi presi da ogni genere di provenienza: riferimenti ancora più marcati a Radiohead e Bloc Party, il feticismo per il R&B da classifica centrifugato assieme al progressive serafico degli Yes. Cambi di ritmo uno via l’altro e un mellotron infilato nella quarta strofa, tanto per scherzare con icone e simbologie progressive. Kemosabe vanta un ritornello eccezionale. È uno di quei pezzi dall’orecchiabilità inspiegabile: un tripudio di linee piegate più e più volte, progressioni armoniche e bizantinismi assortiti, eppure è lì, stampata nel cervello come una canzone delle Destiny’s Child.
Da qui in poi la sterzata compositiva è radicale. C’è un livellamento di spigoli, le complesse geometrie verticali diventano forme piane. Smarriti per strada gli slanci esagitati e tutte le sfumature di colore. I lenti diventano addirittura “fermi”. Tutti gli elementi sono ancorati al suolo, in una staticità che di per sé non sarebbe neanche un male, non fosse che non è roba da EE. Poi c’è il capitolo voce. Jonathan Everything ha una voce e una tecnica eccezionali. Il suo stile impostato sul falsetto di default può non piacere, ma non potrebbe esserci stile più adatto per questo tipo di canzoni “ultra-dinamiche”. Qui però qualcosa che non funziona c’è davvero. Forse Jon esagera. Porta all’esasperazione l’ascoltatore con certe forzature che spesso entrano in contrasto con il carattere introverso e riflessivo delle composizioni.
La maledizione del secondo album si è abbattuta anche sugli Everything Everything? Sì, ma non è una tragedia: è successo anche ai King Crimson.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=cjKcmZGhUrQ%5D

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