The Cave

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Ron Gilbert era ancora in LucasArts quando, nel saggio breve “Why adventure games suck“, descrisse il tipo di videogiochi che avrebbe voluto realizzare: corti, mai frustranti, economici. C’era solo un problema: come venderli? La soluzione è arrivata dopo due decadi: l'”esplosione” della scena indipendente ha consentito a molti game designer (affermati e non) di materializzare le proprie idee senza scendere a compromessi e di uscire dalle logiche del mainstream. È stato grazie agli sviluppi recenti di questo ambito videoludico che l’autore dei più importanti punta e clicca è potuto tornare in pista. Ma il videogaming è cambiato e così i giocatori; Ron Gilbert è un autore che può trovare ancora il suo spazio nel panorama attuale?

 The Cave nasce in collaborazione con Tim Schafer, suo padawan ai tempi di Monkey Island, ora boss di Double FineTheCavePAX_17 Productions. L’idea è semplice ed efficace: sette personaggi coinvolti in un viaggio introspettivo all’interno di “caverna narrante”; il gameplay basato su esplorazione, salti ed enigmi, ha del potenziale. Ma, purtroppo, il gioco si presenta malissimo. Bastano pochi minuti per accorgersi dei difetti di design più evidenti: i piani in cui sono suddivise le aree non offrono mai una sfida, né richiedono particolari abilità per raggiungere determinati obiettivi. Morire è impossibile, e i rischi sono rari. Il feeling del salto è pessimo, dovuto a un sistema di controllo del pg impreciso. Inoltre, i livelli sono “tenuti insieme” da corde e scale, su cui i personaggi si muovono con una lentezza insostenibile. Aggiungeteci il fatto di essere costretti passarvici più e più volte e otterrete un gameplay farraginoso e mal concepito. Il fatto è che se fosse davvero un platform, The Cave sarebbe un gioco da due in pagella, perché, diciamocelo, non è roba per loro. Ed è una fortuna che in realtà sia un adventure.

 La voce “profonda” della Caverna ci apre un primo spiraglio, l’incipit delle diverse avventure che i protagonisti dovranno vivere. È possibile sceglierne tre da un roster di sette, ognuno con delle abilità particolari e una storia da scoprire. Sin dalla

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 selezione dei personaggi, la scrittura richiama e rimescola tutti i simboli dell’immaginario gilbertiano. Ritornano i temi cari all’autore: il viaggio come un’esperienza di formazione e di (mancata) crescita interiore; gli indovinelli, coincidenti con le ossessioni dei personaggi[1]; la catabasi in un mondo sotterraneo rappresentato come un luna park con le giostre che rappresentano i segreti e le colpe da espiare dei protagonisti, quasi come in un inferno dantesco. Lo stile è sempre lo stesso, filtrato attraverso una comicità slapstick e anche un po’ nera, che sembra di esser tornati ai tempi di Monkey Island 2. Parlando di pure e semplici meccaniche, The Cave è un adventure “solido” e ben bilanciato. I puzzle non sono mai frustranti, ma richiedono comunque un minimo di logica deduttiva. Se è vero che la circoscrizione ad aree piccole restringe il campo delle possibilità a poche combinazioni, è vero anche che l’impiego dei tre personaggi per le risoluzioni richiede un discreto impegno. La peculiarità del titolo infatti sta nelle “risoluzioni cooperative” degli enigmi. Alcuni di questi sono “liberi”, dove non è importante chi faccia cosa; altri – i migliori – sono personalizzati e richiedono i poteri di un determinato personaggio. Attraverso questi passaggi, il giocatore disvela la storia dei PG, narrata attraverso vignette sparse per  la caverna.

 The Cave non è perfetto. Fa di tutto per farsi odiare. Ma, sotto quella maschera di pessimo platform, si nasconde un’avventura che diverte e convince, a conferma che Ron Gilbert è un autore che ha ancora qualcosa da dire.

6,5

[1]: Esempi: la cacciatrice ossessionata dal mostro, il Re ossessionato dalle prove di valore, il naufrago impazzito su un’isola deserta.

2 pensieri su “The Cave

  1. Ciao, davvero un bell’articolo e sono d’accordo con te. L’ho trovato imperfetto sotto molti punti di vista. Approfitto diquesto passaggio sulla tua pagina per chiederti se hai una mail a cui posso scriverti. A presto,

    Marco

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