Super Mario 3D World

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Normalmente non dovrebbero sussistere dubbi, ma vista la situazione in cui si ritrova impelagata Nintendo – leggi fallimento su tutta la linea del progetto Wii U – c’era da aspettarsi il peggio. La stessa confusione che imperversa intorno alla console pareva affliggere anche la genesi del nuovo Mario 3D: i più ottimisti credevano in un porting del 3D Land, gli altri già gridavano al disastro. All’E3, testimoni oculari giuravano di aver provato un gioco fiacco, confuso e poco ispirato. E La puzza di bruciato devono averla sentita anche a Tokyo, data la quantità di aggiunte rivelate trailer dopo trailer: palloni esplosivi, travestimenti da goomba, frutti sdoppianti, cannoni portatili e chi più ne ha più ne metta. A quel punto le perplessità non erano più sulla quantità, ma sull’armonia: come si sarebbero incastrate tutte queste meccaniche senza rendere il prodotto finale un polpettone indigeribile? La risposta sta nella maestria degli artigiani, che hanno creato un artefatto in grado di reinterpretare videogaming giapponese, un prisma che rifrange su ogni faccia infinite sfumature di gameplay.

Chiariamo subito che Super Mario 3D World non ha velleità alcuna che non sia il diletto del giocatore. Fanculo l’arte, insomma, e tutte quelle inutilisuper-mario-3d-world (1) cose che facevano di Super Mario Galaxy il Fantasia dei videogiochi e di Super Mario 64 il profeta della terza dimensione. Serviva il balocco perfetto, qui e ora, per risollevare la line-up di questa console sciagurata. Eccolo pronto: si opta per una struttura prefabbricata, dove ogni oggetto è riciclato da un altro Mario, ma inserito in un gioco di incastri mai prevedibile. Tutto è messo insieme con la massima attinenza filologica ai “classici” con il risultato che sembra di essere finiti in Super Mario Bros. 3 con la capacità di discernere la terza dimensione. Il capolavoro sta nel far sembrare il tutto una novità assoluta, e in un certo senso è proprio così. Il level design ripiega e rimescola segni e oggetti per creare architetture complesse e armoniose. Ma è soprattutto la varietà di situazioni a stupire: ogni mondo è un gioco nuovo: abbiamo il livello ultraveloce à la Sonic, quello à la Mario Kart tutto basato su piani inclinati e forza d’inerzia, il teatro d’ombre, il livello classico platformone e quello progettato come una macchina di Rube Goldberg. E se tutta questa abbondanza non vi basta, c’è quell’impostazione da picchiaduro data dalla scelta tra quattro personaggi (più uno) a mettere ulteriore carne a cuocere. Attenzione, non si tratta di semplici skin interscambiabili. Ogni PG ha le sue peculiarità: Mario è Mario; Luigi salta più in alto, ma è più difficile da controllare; Toad è simpatico, corre forte, ma salta malissimo; Peach è sgrava, scatta veloce, plana con la gonna a paracadute, ma è lenta nell’allungo; infine Rosalinda, pg da sbloccare, fa tante belle cosette, ma tanto non la sceglie Super-Mario-3D-World-21nessuno; metteteci poi che certi punti sono raggiungibili solo da determinati personaggi e davvero non si hanno più le parole per descrivere un gameplay così cangiante. Non troverete mai due mondi uguali e se ne trovate due che si somigliano, in realtà è perché sfruttano la stessa idea per giungere a una diversa evoluzione. Quasi come se di livello in livello si operasse una decostruzione dei capitoli precedenti per giungere a sviluppi sempre imprevedibili, tutto con un incedere progressivo e delirante, fino a quando il gioco non prende coscienza della sua natura e si tramuta in un circo di nome e di fatto.
In multiplayer poi diventa un mix tra party game e action/platform cooperativo, anche se qui la mancanza dell’online si fa sentire parecchio.

A completare l’iride delle dinamiche possibili, c’è quel di costume da gatto che è la cosa più kitsch mai vista in un gioco Nintendo e a un tempo la Super-Mario-3D-World-Wallrunning-Catsuittrovata più divertente in un “Mario game” da 15 anni a questa parte. L’idraulico si trasforma in un ninja: si arrampica su pareti verticali e vi resta aggrappato per un certo tempo, compie attacchi volanti ed elimina i nemici con una zampata. Kind of Super Mario meets Shinobi 3.
Il nuovo power-up sembra semplificare troppo le cose, soprattutto nei primi mondi, ma il labirinto non si giudica all’entrata. Quanto in profondità volete entrare, tanto più il gioco vi complicherà il cammino. Trasversalità è la parola d’ordine: i marmocchi possono seguire un percorso lineare, schiacciare due coccinelli e tagliare subito corto per la bandierina. I grandi possono cercare le stelle, infilate in posti più o meno impestati a seconda dei casi. I pro sono tenuti a raccogliere tutto: stelle, timbri e record di punti, cosa che richiede tanta dedizione. Ok, non diventa mai veramente difficile, ma più impegnativo sì: le piattaforme si fanno più strette, i salti più complicati, i nemici più odiosi, ed è qui che vi accorgerete della precisione estrema del sistema di controllo. La scelta è stata radicale e controversa: vincolare il movimento in sole otto direzioni cardinali. Quello che sembra un passo indietro rispetto alla libertà analogica dei Galaxy è in realtà un compromesso che garantisce una precisione dei movimenti mai vista prima in un platform 3D.

Il nuovo hardware ha portato non solo alla pulizia grafica dell’alta definizione. Dicesi “graficone”, in ambito Nintendaro, tutti quei tocchi di fino, quei virtuosismi che ss3solo Nintendo sa pennellare nei suoi titoli. Presa confidenza con l’HD, gli sviluppatori hanno potuto sbizzarrirsi con gli effetti translucidi, il “fumo che si gonfia come panna”, la morbidezza delle curve, la morbidezza dei manti erbosi che vien voglia di toccare con mano: sono il ricciolo del barocco, il simbolo di una raffinatezza che sopravvive solo in Nintendo.

A dispetto di ogni previsione catastrofica, Super Mario 3D World è il miglior Mario che ci si potesse auspicare. Se è il migliore di sempre, solo gli storici potranno dirlo, ma di sicuro è il più completo e “a fuoco”: è impossibile trovare qualcosa fuori posto, un livello noioso, un cubo che non deve stare dove si trova. La perfezione del giocato in una cornice brillante e allegra, che trasmette positività da ogni poligono. È l’epitome di tutto ciò che dovrebbe essere il gioco di punta di una console, ma forse va addirittura oltre: Mario è il simbolo non solo di Nintendo, ma del videogioco orientale e consolaro, un vettore attraverso il quale far fluire un discorso sull’intrattenimento interattivo per portarlo dieci step avanti. Buon Natale.

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