Asiatisch

Più che le canzoni, sono i suoni a fare significato. Freddi, sintetici, spesso dissonanti, epurati da ogni elemento che possa produrre piacere. Creano atmosfera, sì, ma non solo: sono i riverberi di un mondo caotico e senza più riferimenti culturali. Ciò che ci appare come elettronica folkloristica filo-cinese non ha nulla a che fare con la cultura orientale, se non in maniera contraffatta, filtrata attraverso il vociare dei media. Asiatisch è distorsione di segni, artificio, oltre che un disco strano forte, a partire dalla copertina, che dice tutto e dice niente: 1) la cinese non è l’autrice; 2) la cinese oltretutto nemmeno esiste, essendo la cover un’opera di Shanzhai Biennial, trio di artisti focalizzati sulla cultura dell’imitazione e della riproducibilità tecnica 3) funziona a meraviglia in un quadro di insieme artefatto e plasticoso.

L’unicità del disco sta tutta nel patto tra autore e ascoltatore, che porta a condividere lo stesso “smarrimento creativo” in un mondo saturo di significanti. I brani costruiscono un immaginario da Sprawl gibsoniano, condito di sale giochi e droghe sintetiche. Sono costrutti di synth bladerunnosi e melodie minimal, che col grime hanno poco a che fare, a dispetto dei proclami e delle dichiarazioni d’intenti. Emotivamente sono un pugno allo stomaco, ma assestato con grazia e lucidità. Non ce n’è uno degno di menzione, ma nell’insieme sintetizzano perfettamente un mondo di culture creole che non è più moderno né postmoderno, dove l’uomo vive errabondo tra luoghi e oggetti che hanno perso ogni identità.

Asiatisch ha molti elementi per non piacere, ma altrettanti per non passare inosservato. È un dubstep che non è dubstep, un’elettronica che non s’era ancora sentita, ma di cui ce n’era un gran bisogno.

Fatima Al Qadiri nasce in Senegal e cresce in Kuwait, nell’universalismo culturale dei film sottotitolati, dei testi tradotti e dei programmi della MTV araba. Il suo lavoro si divide tra performance multimediali e musicali, coi Future Brown o da sola. Asiatisch è il suo primo Long Playing, preceduto dai due EP Genre-Specific Experience (2011) e Desert Strike EP (2012).

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